mercoledì 20 febbraio 2013

“The future. Six drivers of global change” di Al Gore (Random House)



Gli interventi sulle novità editoriali che si occupano di ambiente ed energie rinnovabili in questi miei ultimi due anni di intensa attività recensiva, hanno puntualmente toccato questioni sia di carattere nazionale, sia tematiche legate al territorio e alla cultura green di Puglia e del Salento, sia macro-argomenti di rilievo internazionale. Avendo una certa padronanza (condizione, ma anche conseguenza dei miei numerosi impegni fuori Italia) della lingua inglese, ho avuto l’opportunità di leggere l’ultimo lavoro “ecosofico” di Al Gore, dal titolo “The future. Six drivers of global change”, edito dalla stessa casa editrice di Dan Brown (noto autore di best seller mondiali, come il Codice Da Vinci o Angeli e Demoni) ovvero la Random House. Personaggio di tutto rispetto, Al Gore è co-fondatore e presidente di Generation Investment Management, senior partner di Kleiner Perkins Caufield & Byers, e membro del consiglio di amministrazione di Apple Inc. Gore attualmente è impegnato, con la qualifica di presidente, nel progetto Climate Reality, un'organizzazione no-profit che si attiva nel trovare soluzioni per l’attuale crisi climatica mondiale. In questo suo ultimo lavoro l’ex vicepresidente USA, divenuto da lungo tempo attivista ambientale, svolge un’analisi a tutto campo degli intrecci fortemente simbiotici tra ecologia, economia, scienza e geopolitica, delineando le grandi linee di forze che sono all’opera e che stanno rapidamente modificando il mondo che abbiamo sempre conosciuto. Un processo, attualmente in fase di forte accelerazione, che è dovuto soprattutto ad una serie di elementi propulsivi come: 1) la globalizzazione; 2) le comunicazioni on line, che hanno generato una “mente interconnessa” globale; 3) un progressivo riequilibrio dei poteri, che ha visto il passaggio da un sistema centrato sugli USA a un mondo multicentrico e multieconomico; 4) le biotecnologie, come la genetica e le neuroscienze, che stanno trasformando radicalmente medicina, agricoltura e scienza molecolare, giungendo ad influenzare il controllo sull’evoluzione umana. Il libro di Al Gore è suddiviso in "sei fattori di cambiamento globale" ai quali corrispondono altrettanti capitoli. Nella discussione dei primi temi, Gore presenta un quadro, per lo più triste, di degrado ambientale dovuto alla crescita della popolazione umana e ai consumi sempre più sostenuti. L’autore dichiara ad esempio, e senza troppi peli sulla lingua, che la causa del riscaldamento globale non risiede soltanto nell’utilizzo dei combustibili fossili, ma anche nell’impoverimento graduale e costante della terra, le cui risorse cominciano ad esaurirsi, che si tratti di agricoltura, di pesca o di giacimenti minerari. La vena di totale vicinanza di Al Gore sulle questioni ambientale si vede in frasi come queste: "Ci sono già diverse pratiche sconsiderate che dovrebbero essere immediatamente fermate: la vendita di armi letali a gruppi di potere in tutto il mondo, l'uso di antibiotici come stimolante della crescita del bestiame, l'estrazione del petrolio nel Mar Glaciale Artico, ormai divenuto una zona terribilmente a rischio". Al Gore in questo suo ultimo lavoro si dimostra erudito, coinvolgente e dotato di grande stile, ma soprattutto si rivela un grande conoscitore della globalizzazione e del mercato delle energie a livello mondiale, oltreché uomo di grande levatura etica, desideroso di costruire un futuro realmente ecocompatibile. E come sostiene l’autore: «Siamo di fronte ad una scelta. Possiamo essere trascinati dalla corrente delle innovazioni tecnologiche e del determinismo economico verso un futuro che può minacciare i nostri valori più profondi. Oppure dare forma al futuro in modo che possa proteggere la dignità umana e riflettere le aspirazioni dei popoli di tutto il mondo

lunedì 18 febbraio 2013

Luci e ombre nel ‘verde’, capitalismo e Green Economy. Intervento di Vander Tumiatti (*)



È da tempo oramai che mi occupo di segnalare in diverse sedi, anche prestigiose, pubblicazioni, eventi, aggiornamenti di carattere tecnologico e normativo riguardanti la green economy e le energie alternative. Avendo sempre come punto di riferimento La volontà di essere quanto più“glocal” possibile nelle mie analisi, ovvero cercando di occuparmi di “green” prendendo in esame realtà e latitudini che spaziano dalla Puglia al Piemonte, fino al resto del mondo. E una realtà editoriale che sino ad oggi non avevo preso in considerazione, è stata la casa editrice Emi, un’azienda editoriale missionaria di proprietà di 15 istituti italiani maschili e femminili che svolgono attività anche fuori dai confini della nostra nazione.

La Emi si rivolge tanto alle persone di chiesa (laici e religiosi impegnati) che agli attivisti di movimenti sociali e gruppi alternativi e guarda con medesimo interesse al mondo della cultura e a quello della scuola. E proprio in occasione del 40° anniversario della sua fondazione (1973/2013) mi fa piacere poter parlare di un testo assolutamente degno di considerazione, che meriterebbe di essere letto da un pubblico ampio e vario, soprattutto per i suoi contenuti. Si, perché fanno riflettere su alcune zone d’ombra della green economy, ma che forniscono anche ipotesi di soluzioni graduali da prendere attentamente in considerazione. Mi spingerei addirittura a suggerire che venisse adottato nelle scuole pubbliche, come libro di testo. Il volume a cui faccio riferimento è una pubblicazione fresca di stampa, ovvero “I Signori della Green Economy. Neocapitalismo tinto di verde e Movimenti glocali di resistenza”, uscito da due interessanti penne come Alberto Zoratti e Monica Di Sisto. La presentazione è affidata a Maurizio Landini e la prefazione a Maurizio Gubbiotti.

Alberto Zoratti è presidente di Fairwatch, nonché giornalista freelance, responsabile del blog “Ri(E)voluzione” di “Altreconomia”, oltre che uno dei fondatori di “Comune-info.net”. Monica Di Sisto invece collabora con l’agenzia “Asca” e con “Altreconomia” e insegna Modelli di sviluppo economico alla facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana. Si tratta di autori con alle spalle diverse e importanti pubblicazioni. Il messaggio che i due autori cercano di dare a quanti avranno il piacere di leggere questo libro è fondamentalmente uno: i signori degli elementi (aria, acqua, terra, e fuoco (energia) adottano strategie economiche non sempre positive, vuoi per un territorio, vuoi per una comunità. Quasi sempre esse sfociano in un a/razionale iperconsumismo smaltato di sostenibilità, cui si aggiunge un pizzico di responsabilità sociale e ambientale. Oggi, spiegano gli autori, si è scoperto che il DDT è indistruttibile e che si sedimenta nelle catene alimentari, si è scoperto che l’acqua sta calando, che i terreni si stanno impoverendo, che l’aria sta diventando irrespirabile, e che forse occorre ripensare e rimodulare le categorie del capitalismo “green”. Ma intanto, con fiducia, ci si può affidare all’impegno solidale di piccoli gruppi e associazioni che attraverso i loro piccoli gesti quotidiani rappresentano dei piccoli granelli di sabbia, che possono inceppare un meccanismo oramai perverso.

I Signori della Green Economy. Neocapitalismo tinto di verde e Movimenti glocali di resistenza di Zoratti Alberto e Di Sisto Monica (Emi), 2013, p. 176

Info:
Editrice Missionaria Italiana

Intervento apparso su Libri Bari blog de La Repubblica

* Vander Tumiatti, imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies

martedì 12 febbraio 2013

Acquisti sostenibili. Imprese e amministrazioni pubbliche per un’economia più verde e responsabile di Silvano Falocco e Simone Ricotta (Edizioni Ambiente). di Vander Tumiatti (*)



A più riprese, nelle diverse occasioni offerte da pubblici incontri seminariali e conferenze che sono stato chiamato a tenere in diverse parti del mondo, sia come imprenditore che come esperto UNEP, mi sono chiesto come sia possibile stabilire in maniera seria, puntuale, inequivocabile, quei criteri di validità per certificare come “green” un’impresa, oppure una pubblica amministrazione. Sarebbe forse sufficiente prendere in considerazione strutture pubbliche e private che siano semplicemente attente a ridurre gli impatti che le loro attività causano all’ambiente e alla società?

Ci si potrebbe ad esempio sentire tutelati in fatto di ambiente, semplicemente considerando come virtuosi soggetti giuridici che adottano politiche di sostenibilità ambientale e che privilegiano l’equilibrio tra l’offerta e l’acquisto di beni e servizi “green”? Come potremmo, ad esempio, sapere che tutti questi aspetti e le suddette condizioni siano veramente rispettate, poniamo il caso in una regione più volte definita “verde” come la Puglia? Ecco che in mio aiuto giunge un significativo contributo editoriale che esce dalla casa editrice Edizioni Ambiente, sempre attenta a sollevare questioni sostanziali e a proporre forti spunti di riflessioni in materia di stato dell’eco-mondo e dell’eco-pensare a 360 gradi. Faccio riferimento, nello specifico, al lavoro “Acquisti sostenibili. Imprese e amministrazioni pubbliche per un’economia più verde e responsabile, di Silvano Falocco e Simone Ricotta.

Silvano Balocco, oltre ad essere un economista ambientale è anche un esperto di contabilità e acquisti sostenibili ed è impegnato in attività di coordinamento della rete GPPnet e del Forum Compraverde Buygreen. Simone Ricotta è invece membro del Comitato di gestione del Piano d’azione nazionale del Green Public Procurement (Pan GPP), coordinato dal Ministero dell’ambiente. Due firme di tutto rispetto ma che, soprattutto, hanno realizzato uno splendido lavoro divulgativo. Che sono allora gli acquisti sostenibili? Parliamo di un indispensabile strumento nelle mani delle pubbliche amministrazioni e delle aziende pubbliche o private a capitale pubblico per diminuire considerevolmente gli impatti ambientali della produzione e del consumo, ma soprattutto favorire, tutelandolo, il lavoro e i diritti umani nella filiera delle catene di fornitura.

A questo si aggiunga un ulteriore loro proprietà, ovvero quella di diffondere nuova tecnologia sostenibile in ambito socio-economico. Ed ecco che acquisti sostenibili, acquisti verdi e Green Public Procurement (GPP) rappresentano l’oltre/economia, una categoria che saprà dire la sua al fine di garantire una migliore qualità sociale delle produzioni. Acquisti sostenibili coadiuva i decisori e i responsabili degli acquisti nel programmare, assumere, attuare e monitorare le politiche e le azioni a favore degli acquisti sostenibili. Va ad aggiungersi così un nuovo tassello, importante anche se finora piuttosto trascurato, ai non facili processi decisionali che dovranno accompagnarci nel nostro cammino verso un pianeta sempre più “green”.

Acquisti sostenibili. Imprese e amministrazioni pubbliche per un’economia più verde e responsabile – di Silvano Falocco, Simone Ricotta – 2012 – pp. 352 – €28,00 – ISBN 978-88-6627-083-6

Info:
Edizioni Ambiente


Silvano Falocco. Economista ambientale, esperto di contabilità ambientale e acquisti sostenibili, coordina la rete GPPnet e il Forum Compraverde Buygreen. È responsabile di attività di assistenza tecnica e di numerosi progetti nel campo del GPP.

Simone Ricotta. Operatore dell’Arpat Toscana, è membro del Comitato di gestione del Piano d’azione nazionale del Green Public Procurement (Pan GPP) coordinato dal Ministero dell’ambiente.

Vander Tumiatti, imprenditore e fondatore di SEA Marconi Technologies

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