mercoledì 21 novembre 2012

STOP AI BLACK OUT ELETTRICI E AI DISSERVIZI DI RETE



E’ questo l’obiettivo da raggiungere, attraverso una strategia di sistema. In Italia un parco trasformatori da 5-8 miliardi, ma i rischi di danni indiretti da esplosioni, incendi, o altro, valgono da dieci a venti volte di più. E pesano pure sulla nostra bolletta. Fatti recenti, come il black out che ha lasciato al freddo e al buio milioni di newyorkesi al passaggio di Sandy hanno riproposto con forza il problema dell’affidabilità del sistema elettrico in un mondo che ne è sempre più dipendente. Molti ricorderanno lo sconcerto in cui fu gettata l’Italia nel 2003, per via della pur breve interruzione elettrica causata dalla temporanea caduta delle linee elettriche internazionali.
Questo argomento è stato al centro del meeting internazionale “Mytransfo 2012” che si tiene a Torino oggi e domani, presso il Museo dell’Automobile, a cura della società torinese Sea Marconi Technologies. Al summit, giunto quest’anno alla sua sesta edizione, prendono parte esperti dei big mondiali dell’elettricità provenienti da tutto il pianeta.

Solo negli ultimi anni nel mondo si sono verificati almeno sei grandi black out: in Brasile, Giappone, India, Stati Uniti, Australia e Cina. Un altro era sul punto di accadere in Germania ma è stato evitato all’ultimo istante. “ Il problema” – sostiene il professor Massimo Pompili, docente alla Sapienza di Roma – “è che le grandi reti elettriche sono sempre più esposte a perturbazioni che possono scaturire da una molteplicità di eventi, a causa della loro crescente complessità e della diffusione delle cosiddette “smart grid”.
L’ultimo black out cinese, ad esempio, è stato causato dal distacco simultaneo di cinque centrali eoliche, il che ha provocato un improvviso e drastico “buco” nella fornitura di energia. A ciò si aggiungono i guasti che possono coinvolgere quegli speciali componenti di rete (fondamentali, ma pressoché sconosciuti ai più) che vanno sotto il nome di “trasformatori”.

Nel corso dei lavori si è discusso di come prevenire o mitigare tali rischi. “Stiamo rivedendo le regole allo scopo di dotarci di strategie e piani di sistema che ci aiutino a capire quando sta per verificarsi il distacco degli impianti e trovare una soluzione rapida al problema” sottolinea Vander Tumiatti -.fondatore di Sea Marconi Technologies e imprenditore – “il punto è ridurre il rischio privilegiando la prevenzione, piuttosto che la protezione”. Essenziale a questo proposito è l’adozione del “Life Cycle Management”, ovvero una procedura per la valutazione del ciclo di vita delle apparecchiature.
Saremo così in grado di comprendere quale rischio reale, per la collettività ma anche per le finanze delle imprese, esse rappresentino”. Senza dimenticare che i disservizi che possono derivare da questi cruciali componenti gravano anche, attraverso specifiche voci, anche sulla nostra bolletta elettrica.


Sul web  

A TORINO IL SUMMIT MONDIALE DEI BIG DELL’ ENERGIA



Il 21 e 22 novembre Torino ospita “My Transfo 2012”, la conferenza internazionale per la protezione del parco trasformatori strategici in olio dei sistemi energetici. Torino, 21-22 novembre 2012. E’ il Centro Congressi del Museo Internazionale dell’Automobile a fare da scenario alla sesta edizione di “My Transfo 2012”, cui partecipano i più autorevoli esperti internazionali di settore ed i delegati dell’energia mondiale (EDF, Enel, Terna, National Grid, Electrabel, GDF-Suez, Edison, Edipower, Iren, Siemens, ABB, ecc.) di 4 continenti e 22 paesi. “My Transfo 2012” è la più importante conferenza per la gestione e la protezione dei parchi trasformatori & apparecchi strategici con fluidi isolanti dei sistemi energetici (generazione ,trasporto, distribuzione ed uso dell’energia nelle utilities, nell’industria ,nei servizi e difesa) in conformità ai requisiti dello sviluppo sostenibile (RIO+20), dello stato dell’arte, delle leggi e delle norme tecniche di settore.
Nella conferenza vengono presentate le esperienze internazionali, le migliori tecniche disponibili (BAT) e le migliori pratiche ambientali (BEP) per migliorare la sicurezza e l’affidabilità dei sistemi energetici, per la prevenzione e/o mitigazione dei rischi tecnologici, per i lavoratori, la salute pubblica e l’ambiente. Lo scopo della conferenza è quello di stimolare lo scambio di esperienze nella gestione intelligente del ciclo di vita (Smart LCM) di parchi macchine per arrivare a formalizzare nuove norme tecniche aggiornate e linee guida efficaci da implementare con le migliori soluzioni sostenibili sotto il profilo tecnico-scientifico, economico, ambientale e sociale.
I temi di particolare priorità sono le tecniche per prevenire i danni diretti (degrado e/o guasti con danni alle macchine e persone), i danni indiretti (mancata produzione di energia, black-out) ed i danni ambientali (contaminazioni di matrici ambientali per perdite ,scoppi e/o incendi di oli e di sostanze pericolose e/o persistenti come i PCBs, i PCCDDiossine, PCDF-Furani, POPs, PCA, ecc.).
La scorsa edizione, ospitata nel 2010 presso l’Aula Magna del Politecnico di Torino e con la introduzione plenaria del Prof. Francesco Profumo - ex Rettore (ora Ministro del MIUR) ha ricevuto consensi unanimi. Le numerose novità introdotte hanno contribuito a rendere l’evento più dinamico con maggior interazione fra i partecipanti e gli esperti. A creare nel 2002 “My Transfo”, è stato Vander Tumiatti, Imprenditore e Fondatore della Sea Marconi (1968) ed esperto internazionale di settore (IEC,CENELEC, CIGRE, PEN-UNEP, Membro IEEE;ACS, ecc.). Sea Marconi, principale Sponsor della Conferenza, è una PMI innovativa di Torino le cui attività principali sono la ricerca, le tecnologie, i servizi ed i prodotti per l’energia & ambiente, con oltre 3000 clienti (in tutti i settori merceologici utilities, industria, servizi e difesa) in 40 paesi. Dal 2002, con frequenza biennale, da sempre a Torino (Italia), “My Transfo” è un’opportunità unica di confronto, di valorizzazione e di aggiornamento tecnico-professionale che determina un positivo impatto per tutti gli operatori di settore, per gli assicuratori, per le relazioni sociali ed istituzionali e per gli stakeholders coinvolti nella gestione del ciclo di vita (25-40 anni circa) dei parchi trasformatori ed apparecchi con fluidi isolanti (oltre 500.000 unità in Italia) dei sistemi energetici, capillarmente diffuse nel territorio e di grande valore economico di rimpiazzo (oltre 5-8 miliardi di
Euro).

Info

venerdì 16 novembre 2012

Ecomusei del Salento- Un libro assolutamente da leggere



L’argomento di cui desidero parlarvi oggi è una pubblicazione dedicata ad un tema un po’ particolare, quello dei cosiddetti “ecomusei”. Proprio in questi giorni ho infatti avuto il piacere di imbattermi in un libro, edito da Franco Angeli, che reputo degno di grande considerazione. Mi riferisco all’ultimo lavoro di Francesco Baratti, dal titolo: “Ecomusei, paesaggi, e comunità. Esperienze, progetti e ricerche nel Salento”. Francesco Baratti, architetto e archeologo con un background non indifferente, progettista di numerosi parchi e musei del Salento, ha realizzato il Museo diffuso di Cavallino, il Parco dei guerrieri di Vaste, l'Ecomuseo dei paesaggi di pietra di Acquarica.
L’autore ha insegnato per diversi anni Archeologia del paesaggio all'Università del Salento ed oggi collabora con la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell'Ateneo salentino. Ecomusei, paesaggi e comunità è (a dire delle numerose segnalazioni uscite su questa pubblicazione) l’espressione più aggiornata e matura del suo lavoro e percorso di ricerca. Si tratta di un’opera che si concentra soprattutto nella ricerca di percorsi analitici in grado di produrre un’attiva partecipazione di gruppi sociali localizzati, sia di micro sia di macro proporzioni, volti ad attivare processi di sensibilizzazione nei confronti principalmente del patrimonio ambientale locale salentino.
Si tratta di un lavoro che si rivolge non solo agli addetti ai lavori dell’ambiente, ma anche a urbanisti, operatori culturali, architetti, economisti, che debbono prendere su di sé “l’onere” e l’onore morale di farsi “ermeneuti” di una sfida a tutti gli effetti. La tutela del paesaggio, e soprattutto con quali strumenti e attività è possibile realizzarla, pone spesso questioni che non sempre sono in grado di generare una semplice risposta e forse tutto deve partire dal tentativo di riflettere sulla possibile costruzione di una nuova e differente società del paesaggio dove politici, cittadini, imprenditori, si sollecitano vicendevolmente a tenere in diverso conto il patrimonio culturale che un paesaggio offre. Dunque, la proposta teorico-formale di Baratti rivolta alla società civile e imprenditoriale salentina tutta, è che realizzi un modello locale autostenibile, che responsabilmente provveda a sorvegliare, proteggere, e tramandare una specie di  eco-memoria, ovvero la costruzione di una progettualità della preservazione a lunga scadenza, che valga quindi per le future generazioni che abiteranno il paesaggio.
Una particolarità interessante di questo libro è il forte accento posto da Baratti sul ruolo che debbono svolgere, nell’ambito di questo processo, i singoli individui. A ciascuno si chiede, infatti, di contribuire responsabilmente alla valorizzazione e alla preservazione dei beni che appartengono alla comunità: il paesaggio, la memoria, i luoghi, modi e stili di vita degli abitanti, il patrimonio edilizio, la produzione di beni e servizi adattati alle domande e ai bisogni delle persone. Presupposto di questa responsabilizzazione è però un profondo e radicale cambiamento culturale, che dalla spoliazione del territorio conduca alla comprensione e valorizzazione delle sue innumerevoli peculiarità e risorse.  
Ma quello che mi ha incuriosito particolarmente di questo libro è la sua ibrida modalità espressiva: a volte ho avuto l’impressione di leggere un avvincente diario di bordo, a volte un rigoroso saggio scientifico. Se posso dare un consiglio ai suoi lettori, è quello di i soffermarsi soprattutto sulle esperienze dei laboratori ecomuseali sorti in provincia di Lecce con l’intento di restituire  alle diverse comunità di cittadini le proprie tradizioni, la propria cultura a partire proprio dai contesti paesaggistici. Per Baratti inoltre è fondamentale la sinergia con l’archeologia come prassi metodologica per la tutela del patrimonio ambientale, e senza la quale i rischi di errori, anche gravi, a livello tutelativo per il paesaggio e l’ambiente sarebbero davvero tanti. Libro assolutamente da leggere.

“Ecomusei, paesaggi, e comunità. Esperienze, progetti e ricerche nel Salento” di Francesco Baratti edito da Franco Angeli. (mio intervento apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 6 novembre 2012)

lunedì 5 novembre 2012

“La Terza Rivoluzione Industriale” di Jeremy Rifkin, edizioni Mondadori



E’ solo questione di tempo; l’era del petrolio sta volgendo alla fine e il prezzo dell’oro nero salirà nei prossimi decenni fino a raggiungere un picco insostenibile. Nel frattempo le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione dei fossili sta elevando la temperatura della Terra e minacciando un cambiamento nella chimica e nel clima globale del pianeta che non ha precedenti. Si tratta di fattori che influenzeranno pesantemente tutte le decisioni politiche ed economiche dei prossimi cinquanta anni. La questione fondamentale a questo punto è:  come far crescere un’economia globale sostenibile uscendo dal paradigma di un regime energetico giunto ormai al capolinea, i cui costi esternalizzati, economici e ambientali, sono ormai inaccettabili?  Una risposta a questa domanda si trova nell’ultimo libro di Jeremy Rifkin, “La terza rivoluzione industriale”, uscito da poco anche in Italia per le edizioni Mondadori. Un libro fondamentale, che ho letto con grande interesse e che consiglio vivamente a tutti coloro che desiderino comprendere cosa ci prospetta il futuro e cosa stanno facendo i governi mondiali per esplorare nuovi modelli energetici ed economici che consentano di avvicinarsi il più possibile all’obiettivo “emissioni zero” di carbonio.
Ma Rifkin non si limita a descrivere gli scenari futuristici dell’energia e dell’ambiente. Egli compie invece un’analisi approfondita che, partendo dai principali accadimenti storici dell’economia mondiale, ricostruisce gli stretti rapporti sinergici tra energia e comunicazione, fino a prefigurare una rete mondiale di distribuzione intelligente dell’energia basata sul modello rappresentato dal web. Secondo l’autore, la Terza Rivoluzione Industriale comincia a spuntare all’orizzonte e la prima regione al mondo che riuscirà a sfruttare il suo pieno potenziale guiderà lo sviluppo economico per il resto del secolo. L’Unione Europea, ha fatto le sue prime mosse, stabilendo che, entro il 2020, il 20% di tutta l’energia prodotta sarà generata da fonti rinnovabili. Impegnandosi per un futuro di energia rinnovabile l’UE ha gettato le basi per un’era economica sostenibile e ad emissioni zero. Non basterà, però. Sarà necessario aggiungere almeno due pilastri: l’introduzione di tecnologie di idrogeno insieme ad altre tecnologie quali batterie e ri-pompaggio idrico per immagazzinare le forme intermittenti di energia rinnovabile; e la creazione di reti energetiche intelligente di dimensioni continentali ( smart “intergrid” ), per fare sì che forme distribuite di energia rinnovabile siano prodotte e distribuite con la stessa facilità di accesso e trasparenza di cui oggi godiamo con la produzione e l’informazione su internet. Il libro descrive dettagliatamente i punti fondamentali da realizzare per gettare le fondamenta della Terza Rivoluzione Industriale e di una nuova era energetica per l’Unione Europea. Per Rifkin sono addirittura cinque i “Pilastri” complessivi su cui dovrà poggiare questo nuovo paradigma che è la TRI: 1) la scelta definitiva dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili; 2) la trasformazione del patrimonio edilizio in impianti di micro-generazione; 3) l’impiego dell’idrogeno e di altre tecnologie di immagazzinamento dell’energia in ogni edificio; 4) l’unificazione delle reti elettriche dei cinque continenti in una inter-rete per la condivisione dell’energia; 5) la riconversione dei mezzi di trasporto, pubblici e privati, in veicoli ibridi elettrici e con celle a combustibile capaci di utilizzare e produrre energia.
La transizione verso questa nuova era, secondo l’autore, sarà accompagnata anche da una robusta ripresa occupazionale. Citando i ricercatori dell’Energy and Resources Group e della Haas School of Business dell’Università di Berkeley, Rifkin evidenzia come, sulla base delle proiezioni provenienti da numerosi e approfonditi studi, “abbattendo il tasso annuo di crescita della generazione elettrica della metà e puntando a una quota del 30% dei consumi energetici da fonti rinnovabili, negli USA si creerebbero  circa 4 milioni di anni di lavoro entro il 2030. In Germania, nel 2003, vi erano 260.000 occupati nel settore delle energie convenzionali (carbone, petrolio, gas e uranio), solo quattro anni dopo, nel 2007, il campo delle energie rinnovabili occupava 249.330 persone. Un dato straordinario, soprattutto se si pensa che queste ultime coprivano solo il 10% dei consumi energetici primari. In pratica, una percentuale così bassa di energie rinnovabili - sottolinea Rifkin -  ha creato tanti posti di lavoro quanto tutte le alte fonti energetiche nel loro complesso! 
Ma il caso spagnolo è ancora più eclatante: l’economia di questo Paese conta più di 188.000 occupati nelle energie rinnovabili, vale a dire cinque volte i posti di lavoro creati dal settore energetico convenzionale. E si noti che queste previsioni tengono conto solo del primo e secondo “pilastro” e sono quindi da considerare approssimate per difetto. Un messaggio che non dovrebbe restare inascoltato dai governi di Paesi, come il nostro, alla spasmodica ricerca di nuove prospettive di crescita e di sviluppo occupazionale. Da noi vi sono regioni (in senso geografico) ricche di creatività, arte, bellezza, storia e cultura,  ma anche di sole, biomasse residuali dall’agricoltura, di vento.  Per loro le energie rinnovabili distribuite potrebbero essere la chiave per incamminarsi con decisione sulla strada di un benessere diffuso e rispettoso dell’ambiente, capace non solo di creare opportunità di lavoro ancora inimmaginabili, ma anche di favorire la transizione verso una società più giusta, verso modelli culturali condivisi, più evoluti e consapevoli. E chi ha orecchie per intendere, intenda.

(articolo apparso su Paese Nuovo del 1 novembre 2012)