lunedì 14 maggio 2012

Domande sulla green economy - In green we trust. Il verde è denaro di Luigi Rota e Marcello De Filippis (Uniservice)

Siamo a tutt’oggi in piena crisi, e non possiamo negare un dato oramai incontrovertibile: prima di uscirne dovremo tutti noi fare grandi, grandissimi sacrifici, a costi che purtroppo non saranno bassi. E in questa crisi che sta colpendo tutto il mondo, prende sempre più corpo l’ipotesi che una via di uscita per risollevare l’economia del paese (e non solo quella dell’Italia), passi proprio attraverso la green economy ovvero l’economia verde, quella per intenderci delle energie rinnovabili. Dunque un grande contributo la stanno dando quelle che comunemente vengono descritte come energie pulite, quelle buone che arrecano meno disagi all’ambiente e che sembrano prendere sempre maggior diffusione, e consistenza. Un aspetto non secondario, poi – anche se non sempre sufficientemente  analizzato – è il ruolo che l’energia verde può svolgere nel ridurre la dipendenza energetica dall’estero. Che, nel caso dell’Italia, è un macigno che pesa, da una parte sulla bilancia dei pagamenti, dall’altra sulla nostra autorevolezza a livello internazionale. E’ evidente, infatti, che più è forte tale dipendenza (spesso nei confronti di Paesi problematici o politicamente instabili), minore è la libertà di giudizio e di azione in politica estera. A proposito di questi temi, mi è capitato di recente tra le mani il buon libro di Luigi Rota e Marcello de Filippis, due giovani economisti che hanno cercato di contemperare visioni diverse e non sempre convergenti, quella dei produttori di energia e quella dei consumatori. Il volume, edito da Uni Service, ha un titolo emblematico “ In green we trust. Il verde è denaro” e presenta ad un potenziale pubblico di lettori  una green economy che pare non incontrare più (come invece accadeva qualche anno fa) limiti di crescita, arrivando finalmente a generare guadagni per i produttori e  risparmi (forse) per i consumatori. Ma possiamo essere certi di un’affermazione di questo tipo? E soprattutto questo entusiasmo attorno alle energie verdi, è un fuoco di paglia oppure realmente il livello di avanzamento della tecnologia è tale da apportare miglioramenti sostanziali ai nostri contesti vitali “green”? E ancora, ci sarà il rischio di una bolla economica, di proporzioni più grandi, dal momento che tuttora esiste una considerevole quantità di persone che hanno scommesso in questo campo e continuano a farlo? Come si può ben vedere il lavoro di Rota e De Filippis suscita più interrogativi, più argomenti di dibattito che certezze, nonostante siano molte le fonti e i dati presentati in questa pubblicazione, che ha inoltre il pregio,  nonostante forse sia più destinata ai circuiti accademici, di poter essere apprezzata anche da un pubblico generalista. “In green we trust” dimostra anche un altro aspetto che rende questo lavoro degno di considerazione: dimostra che l’economia verde comprende, non solo imprese attive nel comparto delle energie rinnovabili, ma tutti quei soggetti che mostrano una particolare attenzione al tema della sostenibilità e che attraverso l’adozione di azioni attenti alla salvaguardia dell’ambiente contribuiscono alla sua diffusione all’interno della società. Ma, soprattutto, rappresenta un’idea di futuro imprescindibile per affrontare la crisi, dal momento che nel suo DNA contiene le stesse potenzialità che contraddistinguono la green economy e che derivano soprattutto dalla sua capacità di creare nuovi posti di lavoro e contribuire alla qualificazione delle imprese esistenti. Potenzialità che interessano tutti i settori produttivi: edilizia, tessile, agricoltura, allevamento di animali, depurazione di acque reflue civili, trattamento dei rifiuti urbani e molti altri che non possono che far bene alla nostra economia e, perché no… alla nostra coscienza! (questo mio articolo è apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 13 maggio 2012)

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