mercoledì 30 maggio 2012

“Muovere l'economia non sarà un'impresa” di Ivan Stomeo per i tipi di Kurumuny.


E’ ormai da qualche anno che frequento il Salento, che ho avuto il privilegio di osservare nella sua complessità, nella sua bellezza, nelle sue tante lacune su più fronti, dalla comunicazione in materia di ambiente (mi rivolgo espressamente a questo settore dal momento che mi occupo per motivi di lavoro di energie alternative e di “green economy”), agli investimenti, al turismo. Ma sono convinto che prima o poi emergerà con forza un interesse a risolvere almeno i problemi maggiori di queste terre e si potrà lavorare con più serenità ed efficienza.
Col passare del tempo certi luoghi, certi nomi, mi sono sempre più familiari, ma soprattutto riesco a individuare pubblicazioni virtuose che fanno davvero grande il Salento. E’ questa disposizione d’animo che ha fatto sì che mi imbattessi in un delizioso prodotto editoriale dal titolo “Muovere l'economia non sarà un'impresa” di Ivan Stomeo per i tipi di Kurumuny. Ivan Stomeo vive a  Melpignano (Le), è geometra alle dipendenze di ASI Lecce e da sempre opera nell’ambito della .
politica. Ciò gli ha consentito di essere eletto sindaco della piccola comunità “greca” dove vive; fa inoltre parte del Consiglio direttivo dell’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi e del Consiglio direttivo e dell’Ufficio di Presidenze dell’Associazione Nazionale dei Borghi Autentici d’Italia.  L’area di interesse propria del volume in questione copre un’area geografica e umana molto interessante, ovvero quella della Grecìa Salentina, e nello specifico si fa riferimento ad una illuminata sinergia tra politica, impresa e amministrazioni,  verificatasi nella splendida Melpignano, nota nel mondo come patria della notte della Taranta.
Un libro, questo, che rappresenta un monito forte e deciso verso chi ha il controllo della “stanza dei bottoni” a livello provinciale, e regionale, quasi a voler sottolineare che la volontà e le energie per cambiare le cose nel Salento ci sono, e forse si potrebbe partire proprio da Melpignano.  Interessante per meglio comprendere la texture dei contenuti presenti nell’opera di Stomeo, riportare un estratto dalla prefazione di Giuliano Poletti (Presidente di Legacoop): “ (…) Il colloquio con Ivan, presente a Cefalù in rappresentanza dell’Associazione dei Borghi Autentici, la sua attenzione e il suo entusiasmo furono per me uno stimolo importante ad accelerare la definizione del progetto. Uno stimolo presto confermato dall’incontro che tenemmo subito dopo a Roma con gli altri dirigenti di AssoBAI. Ivan ci parlò del progetto che aveva avviato a Melpignano, per il fotovoltaico diffuso sui tetti. E ci chiese e ci propose di realizzarlo in forma cooperativa. Cominciammo a ragionarci su insieme e ne fummo anche noi convinti ed entusiasti: intuimmo che rappresentava un affascinante allargamento dei campi di azione che avevamo fin allora pensato per le cooperative di comunità, e che, pur presentando incognite e difficoltà, meritava di essere sostenuto e sperimentato. E partimmo, quindi, con gli incontri a Melpignano.  Come Ivan, anche gli altri promotori dell’iniziativa e la comunità tutta di Melpignano sono stati per noi una felice scoperta. Come tanti in Italia, avevamo sentito parlare della Notte della Taranta, e sapevamo del grande successo ottenuto dai comuni della Grecìa salentina – con Melpignano in testa – col recupero e la riproposizione in chiave moderna di una importante tradizione culturale. Ma poi, nei mesi successivi, le diverse iniziative tenute a Melpignano ci hanno consentito di entrare in contatto diretto con un’amministrazione locale attiva ed efficiente, davvero al servizio della sua gente e con tante persone disponibili a impegnarsi direttamente per lo sviluppo territoriale e il benessere della propria comunità. È stata una gran bella esperienza, culminata nello straordinario pomeriggio di luglio in cui è nata, nella bellissima piazza principale, la Comunità Cooperativa di Melpignano, con i 71 soci fondatori che per tre ore di fila, insieme al Sindaco intervenuto in rappresentanza del loro Comune, hanno ascoltato attenti e partecipi la lettura dell’atto costitutivo e le spiegazioni del bravissimo notaio De Donno. Mai mi era accaduto finora di veder costituita una cooperativa in piazza: a pensarci bene, il luogo più giusto per la nascita di una cooperativa di comunità. Un’altra delle felici intuizioni di Ivan e degli altri promotori!”. Tra gli obiettivi che si è data la cooperativa vi sono la riduzione dei consumi energetici incentivando l’utilizzo della bio-architettura, delle tecnologie dolci, e del risparmio energetico, la riduzione degli sprechi di acqua potabile, la riduzione dei gas-serra e dell’inquinamento atmosferico, l’aumento della raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti. Termino con una precisazione che avvalora ulteriormente il progetto: il ricavato della vendita del libro sarà devoluto al fondo “Genius Loci” dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia, dedita a sostenere piccoli progetti pilota delle comunità dei borghi. 

(questo mio intervento è apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 29 maggio 2012)

mercoledì 16 maggio 2012

L’ecosofia - Ecologia di Guido Chelazzi e Giacomo Santini (Giunti).


Partiamo da alcuni interrogativi semplici ma fondamentali prima di introdurre il discorso sul libro preso in esame in questa sede: è possibile produrre elettricità con le onde del mare? Perché nello spazio ci sono i rifiuti? Qual è il significato dell’espressione “effetto serra”? Come possiamo far fronte alla mancanza d'acqua potabile? Perché è ritenuto fondamentale che le api non scompaiano? Anche la natura ha in sé un potenziale di inquinamento? Che cosa sono le energie rinnovabili? Tutta questa serie di domande, e molte altre che verrebbe spontaneo porsi, rientrano in quella Macro Categoria discussiva che va sotto il termine di Ecologia. Oggi, in verità, gli statuti di questa disciplina sembrano tutt’altro che risolti o avviati ad un termine, soprattutto se si pensa che accanto a discipline come per l’appunto l’Ecologia, si stanno sviluppando branche teoriche come l’ “Ecosofia” che, in poche parole, sarebbe una lente d’indagine filosofica sull'"abitare la terra", ovvero dell’agire il  mondo con un approccio nuovo, sviluppando soprattutto una sensibilità diversa, capace di renderci più consapevoli, nel rispetto della natura e delle persone.
L'Ecosofia sbalza in un colpo solo il grezzo antropocentrismo, rivelandosi una sorta di neo-umanesimo ambientalista post-meccanicistico. Un sapere che trova i suoi “padri” in teologi come Buber, uomini di pace come Gandhi, scienziati come Einstein, scrittori come Coetzee. Profonde boccate di tutta questa atmosfera l’ho respirata in un bellissimo libro di Guido Chelazzi, Alfredo Provini e Giacomo Santini – i primi due docenti ordinari, il terzo ricercatore presso le università di Milano e di Firenze -  dal titolo “Ecologia”, edito da Giunti, e nel quale gli autori, seguendo un percorso di coerenza argomentativi di grande capacità divulgativa e senza venire meno ai rigori della scienza, mantengono intatta una certa piacevolezza di lettura  e una grande godibilità, grazie anche alla ricchezza di immagini d'alta qualità, propedeutiche al testo. Gli autori, che con questo libro introducono i concetti e i metodi fondamentali dell’ecologia come scienza della vita nell’ambiente, hanno maturato esperienze didattiche nei corsi di laurea in Scienze Biologiche e Scienze Naturali, vale a dire in ambiente accademico; ciononostante  il testo è stato scritto avendo presente non soltanto la platea degli “addetti ai lavori”, ma anche il pubblico, assai più ampio, di coloro che necessitano  di formazione ecologica fondamentale in altre aree tecnico-scientifiche, come Scienze Ambientali, Biotecnologie, Ingegneria per l'ambiente e il territorio, Agraria, Economia ambientale. Il libro è suddiviso in tre sezioni: la prima è “Ecologia degli organismi” e  analizza gli effetti delle condizioni sulla funzionalità degli organismi, sulla loro distribuzione spaziale e sul loro rapporto con le risorse; la seconda è “Ecologia delle popolazioni”  e tratta dei metodi per studiare l’ecologia delle popolazioni, i fattori ambientali e la dinamica che le riguardano, la competizione interspecifica, le relazioni tra i consumatori e le loro risorse biotiche, gli effetti dell’eterogeneità spaziale, le applicazioni dell’ecologia delle popolazioni; l’ultima, invece, “Ecologia delle comunità e degli ecosistemi”  esamina la struttura delle comunità, il loro ruolo nell’ambiente e nel tempo, i fattori che spiegano l’eterogeneità delle comunità, le relazioni preda-predatore che si realizzano al loro interno, le reti trofiche e i trasferimenti di energia nelle comunità, l'ecosistema e la circolazione dei nutrimenti al suo interno. “Ecologia” quindi si candida a rappresentare un utile riferimento anche per chi, a prescindere dal suo background formativo, scientifico o umanistico che sia, desideri acquisire una conoscenza dell’ecologia più approfondita e razionale, una bussola affidabile per orientarsi nel sempre più complesso ed articolato dibattito sulle modificazioni in atto nei sistemi naturali, sull’inquinamento, le trasformazioni dell’habitat, l’eccessivo sfruttamento delle popolazioni naturali, la progressiva e preoccupante riduzione della biodiversità. Eppure “Ecologia” non è un libro alla moda, come qualcuno potrebbe pensare, ma punto di riferimento per comprendere questa recente disciplina che parla di cicli biologici, geologici e chimici che collegano diversi testi e contesti ambientali della Terra agli organismi che la popolano, giungendo a considerare i problemi dell'inquinamento e del cambiamento climatico, della biodiversità e delle loro ricadute su tutti gli organismi che vi abitano. Definizioni ed ermeneutiche metodologiche necessarie a comprendere il metodo di un’indagine sempre più affascinante e sempre più nuova.

(questo mio intervento è apparso su Paese Nuovo del 15 maggio 2012)

lunedì 14 maggio 2012

Domande sulla green economy - In green we trust. Il verde è denaro di Luigi Rota e Marcello De Filippis (Uniservice)

Siamo a tutt’oggi in piena crisi, e non possiamo negare un dato oramai incontrovertibile: prima di uscirne dovremo tutti noi fare grandi, grandissimi sacrifici, a costi che purtroppo non saranno bassi. E in questa crisi che sta colpendo tutto il mondo, prende sempre più corpo l’ipotesi che una via di uscita per risollevare l’economia del paese (e non solo quella dell’Italia), passi proprio attraverso la green economy ovvero l’economia verde, quella per intenderci delle energie rinnovabili. Dunque un grande contributo la stanno dando quelle che comunemente vengono descritte come energie pulite, quelle buone che arrecano meno disagi all’ambiente e che sembrano prendere sempre maggior diffusione, e consistenza. Un aspetto non secondario, poi – anche se non sempre sufficientemente  analizzato – è il ruolo che l’energia verde può svolgere nel ridurre la dipendenza energetica dall’estero. Che, nel caso dell’Italia, è un macigno che pesa, da una parte sulla bilancia dei pagamenti, dall’altra sulla nostra autorevolezza a livello internazionale. E’ evidente, infatti, che più è forte tale dipendenza (spesso nei confronti di Paesi problematici o politicamente instabili), minore è la libertà di giudizio e di azione in politica estera. A proposito di questi temi, mi è capitato di recente tra le mani il buon libro di Luigi Rota e Marcello de Filippis, due giovani economisti che hanno cercato di contemperare visioni diverse e non sempre convergenti, quella dei produttori di energia e quella dei consumatori. Il volume, edito da Uni Service, ha un titolo emblematico “ In green we trust. Il verde è denaro” e presenta ad un potenziale pubblico di lettori  una green economy che pare non incontrare più (come invece accadeva qualche anno fa) limiti di crescita, arrivando finalmente a generare guadagni per i produttori e  risparmi (forse) per i consumatori. Ma possiamo essere certi di un’affermazione di questo tipo? E soprattutto questo entusiasmo attorno alle energie verdi, è un fuoco di paglia oppure realmente il livello di avanzamento della tecnologia è tale da apportare miglioramenti sostanziali ai nostri contesti vitali “green”? E ancora, ci sarà il rischio di una bolla economica, di proporzioni più grandi, dal momento che tuttora esiste una considerevole quantità di persone che hanno scommesso in questo campo e continuano a farlo? Come si può ben vedere il lavoro di Rota e De Filippis suscita più interrogativi, più argomenti di dibattito che certezze, nonostante siano molte le fonti e i dati presentati in questa pubblicazione, che ha inoltre il pregio,  nonostante forse sia più destinata ai circuiti accademici, di poter essere apprezzata anche da un pubblico generalista. “In green we trust” dimostra anche un altro aspetto che rende questo lavoro degno di considerazione: dimostra che l’economia verde comprende, non solo imprese attive nel comparto delle energie rinnovabili, ma tutti quei soggetti che mostrano una particolare attenzione al tema della sostenibilità e che attraverso l’adozione di azioni attenti alla salvaguardia dell’ambiente contribuiscono alla sua diffusione all’interno della società. Ma, soprattutto, rappresenta un’idea di futuro imprescindibile per affrontare la crisi, dal momento che nel suo DNA contiene le stesse potenzialità che contraddistinguono la green economy e che derivano soprattutto dalla sua capacità di creare nuovi posti di lavoro e contribuire alla qualificazione delle imprese esistenti. Potenzialità che interessano tutti i settori produttivi: edilizia, tessile, agricoltura, allevamento di animali, depurazione di acque reflue civili, trattamento dei rifiuti urbani e molti altri che non possono che far bene alla nostra economia e, perché no… alla nostra coscienza! (questo mio articolo è apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 13 maggio 2012)

martedì 8 maggio 2012

Idrusa, archetipo femminile, in un nuovo libro cd di Kurumuny


Man mano che la bella stagione avanza, ripercorro tutta una serie di luoghi a me cari e spesso mi scopro a legare geografie reali a geografie dell’anima. Ed è così, complice il mio amore per il Salento, che la mia mente ha riportato “in superficie” dalle profondità della memoria un libro splendido, che ho letto qualche anno fa, come quello di Maria Corti, “L’Ora di tutti” edito da Bompiani. Libro fortemente poetico, che parla del Sud, di Otranto, dei turchi impietosi e dei tanti coraggiosi uomini che hanno difeso quella splendida cittadina. Opera considerevole e complessa quella della Corti, composta da cinque racconti realizzati in prima persona da diversi protagonisti che regalano quella porzione di storia fatta da grandi personaggi, i cui diversi punti di vista si fondono e completano in un mosaico di eroismo e sacrificio senza precedenti. Filo conduttore di tutta la storia, l’amore per il Sud, per i pescatori e i contadini del Sud, eroi del quotidiano, forse poco santi, e più peccatori, naturalmente forti, dignitosi. Uomini e donne vere, autentiche come la meravigliosa Idrusa, furia e impeto in un solo sguardo, inferno e paradiso nel cuore di donna orgogliosa e fiera, inconsapevole eroina. Scopro di recente che la casa editrice salentina Kurumuny, pubblica un interessante lavoro di Wilma Vedruccio dal titolo “Sulle orme di Idrusa” dove la protagonista indiscussa è proprio lei, Idrusa, la celebre “rivoluzionaria” ma anche la ragazza più bella di Otranto, che a 17 anni viene data in sposa al pescatore Antonio, con il quale lei passa due anni della sua vita, anche se infelici, prima di perdere il suo sposo in mare, uscita dalla penna della grande scrittrice italiana Maria Corti. Il libro è forse un omaggio all’archetipo di donne eccezionali, dotate di straordinarie personalità, in grado di ribellarsi, senza se e senza ma, alle convenzioni, che non si rassegnano ai tumulti del cuore, che stravolgono clichè, riscrivono ruoli, modellano destini. Ritengo poi assolutamente riuscita l’intera operazione editoriale voluta da Kurumuny, nel realizzare un Cd, allegato al volume, dove il racconto di Idrusa ha la voce di Wilma Vedruccio, e che offre la sua voce al lettore con misura, se nza gli artifici di una “macchina attoriale” che riesce a trasportare l’animo di chi ascolta in altre storie, in altri mondi lontani, che si nutrono della forza evocativa del racconto. La musica è affidata a Rocco Nigro che amplifica le emozioni, sa allontanarsi fino a farsi confine tra sogno e realtà, che trasforma il ritmo in danza a fianco della voce che tesse la trama. I personaggi del libro incarnano lo spirito di Otranto, il profumo del mare, i colori di certe albe, il Salento dei tratturi e delle pietre che hanno voce, delle civette dagli “occhi dolci come lampade a petrolio”. Libro che parla di Sud, di un Sud magico, mitico, che in sé ha molte potenzialità, ma per molti aspetti deve crescere … Se il brand di terra della cultura funziona per la Puglia di Vendola, numerose sono ancora le sostanziali lacune che riguardano il sistema dell’accoglienza turistica, la promozione ed il supporto all’impresa e la tutela dell’ambiente, quest’ultimo spesso considerato solo un bene da depredare senza ritegno, tra ideologismo autolesionistico e terrorismo mediatico, tra scientifica disinformazione, stravolgimento del concreto quadro fattuale ed evocazione di un irreale mondo dei sogni.
“Sulle orme di Idrusa” di Wilma Vedruccio, Kurumuny, 2012, ISBN 978-88-95161-69-3, cm. 13,5×16 48 PAGINE, € 10,00, ALLEGATO AUDIO LIBRO