venerdì 20 aprile 2012

Dal concorso al libro la Puglia si tinge di Noir. Un mio intevrento su Nero di Puglia (Ed. Gelso Rosso)


Tutto nasce da un concorso nazionale dal titolo “Nero di Puglia, il noir in tutte le sue gradazioni” dedicato a racconti giallo-noir inediti ambientati in Puglia. Il “precipitato” di questa singolare operazione alchemica, è questa antologia fatta dai racconti selezionati che hanno colpito maggiormente la giuria per livello qualitativo e per l’originalità. Sergio Carlucci (giornalista, si occupa da tempo di comunicazione) e Valentino G. Colapinto, (giornalista freelance, scrittore e blogger) curano per la casa editrice pugliese Gelso Rosso un’intrigante antologia di racconti “in black” dal titolo “Nero di Puglia”. La prefazione è a cura del sempre più bravo Omar Di Monopoli (scrittore di fama nazionale esperto del genere). Caporalato e delitti che si intessono nella più piatta normalità (e per questo più crudi), da storie di mafia fino alla superstizione popolare, ma sempre in un contesto di devastazione civile e morale cui non sfugge nessuno. Una sorta di “verismo” a tinte forti, dove il sangue si impasta con la terra a formare una fanghiglia che sembra inglobare l’umanità. Storie decisamente crude, ma raccontate in modo avvincente e mai banale. Racconti dove gli autori, spesso e volentieri, si fanno prendere la mano dalle sperimentazioni letterarie (come ad esempio l’ampio ricorso al dialetto o, addirittura alla lingua albanese), ma senza risultare mai stucchevoli o eccessivi. A detta degli organizzatori del concorso, Nero di Puglia rappresenta un valido strumento di elevazione culturale e marketing territoriale il cui obiettivo è di abbinare la passione per la buona letteratura noir alla degustazione e valorizzazione dei prodotti enogastronomici e delle risorse turistiche locali. Ma Nero di Puglia è fondamentalmente una raccolta di undici racconti (a mio avviso uno più interessante dell’altro) che cercano di offrire un’altra “versione dei fatti” sull’immagine di un territorio, come quello pugliese, che da qualche tempo a questa parte si offre al pubblico dei turisti, e non solo, come un piccolo “paradiso terrestre”. Ovvero: il marketing sulla Puglia ha trasformato l’archetipo di una terra serbatoio solo di povertà, sole mare ed emigrazione nel fantasmagorico e spettacolare mercato di nuove e strepitose tendenze musicali, improbabili industrie cinematografiche a costo zero, prodigi letterari. Ma … c’è un ma! Dietro tutto questo sberluccichio, cova un malessere pulsante e mefitico, che sa tanto di deriva meridionale e si nutre di innumerevoli questioni irrisolte. Uno stato patologico che persino un sistema di “ecologia mediatica” non riesce, non dico a estirpare, ma nemmeno a nascondere o “ripulire”. Ed ecco che tra il calore di un sole generoso, tra il ritmo ipnotico e sciamanico dei tamburelli pizzicati del Salento, si affacciano prorompenti voci che esprimono il bisogno di denunciare, di accusare, di far emergere quella parte di Sud che ha ancora all’interno del suo DNA innumerevoli zone d’ombra: dalla mafia, alla corruzione, dagli appalti truccati, all’abusivismo, al clientelismo.

Un pezzo di Sud che non ha il sapore dei taralli o del buon vino, ma che pulsa ancora di alcune ferite forse irredimibili, come l’inquinamento ambientale, la deriva dei rifiuti, l’eolico selvaggio. Un libro sicuramente degno di lettura e di approfondimento, ma che suscita non pochi interrogativi tra cui quello di ri-pensare, ri-modulare, o meglio ancora ri-calibrare un sistema dell’informazione che talvolta, su alcune questioni calde (come l’ambiente o i rifiuti o l’energie alternativa), risulta essere superficiale e pressappochista, tanto da creare falsi allarmismi e inutili preoccupazioni. Una dis-informazione che preme continuamente e pesantemente sulla pubblica opinione, a favore di scelte compiute in altre stanze, oppure di non-scelte, che è indifferente ai problemi reali della gente reale, contribuendo a tenerla in uno stato di perenne minorità e facendo il gioco di quel mondo inter-castale che ha interesse a impedirne l’emancipazione culturale e lo sviluppo.
[Intervento di Vander Tumiatti (Fondatore di Sea Marconi Technologies)]
Nero di Puglia – Gelsorosso, a cura di Sergio Carlucci, Valentino G. Colapinto, prefazione Omar Di Monopoli, isbn 9788889735848, 14€, Collana: Cardi, Pagine: 144

Apparso sul Blog de La Repubblica il 5 aprile 2012 


sabato 14 aprile 2012

“Green Building Economy - Primo rapporto su edilizia, efficienza e rinnovabili in Italia” di Giuliano Dall’Ò (Edizioni Ambiente)

Tra i miei tanti obiettivi di carattere professionale e tra le tante linee di condotta tra i miei “simili”, ho cercato sempre di individuare e comunicare una linea di crescita percorribile, una strada da seguire tra innovazione e studio, tra sostenibilità e impatto ambientale, e che includesse eventualmente anche spunti di riflessione su una possibile e obiettiva ricerca tra un nuovo modo di percepire l’abitare e le nuove tecniche a ridotto impatto energetico sul costruire. Ho partecipato a diverse incontri seminariali, a più di una trentina di convention internazionali sull’ambiente dove si è parlato anche di questi argomenti, ho scritto numerosi interventi su riviste prestigiose con la sola volontà di fare chiarezza su un termine oggi alla moda come “eco-sostenibilità”. Parola che include anche aree d’interesse differenti, come quelle domestiche ed edili. E’ dunque possibile pensare ad un’ “eco-compatibilità”, ad un’ “eco-sostenibilità”, che possa rendere la filosofia dell’abitare un sistema integrato di conoscenze e nuove tecnologie in grado di armonizzare contesti privati e pubblici? A che punto è lo “stato dell’arte” dell’economia verde nell’edilizia nel nostro Paese?  Interrogativi che hanno trovato una degna risposta in uno splendido libro di Giuliano Dall’Ò, edito da Edizioni Ambiente, dal titolo “Green Building Economy - Primo rapporto su edilizia, efficienza e rinnovabili in Italia”.  Giuliano Dall’Ò , è docente associato di Fisica tecnica ambientale presso il Dipartimento Best del Politecnico di Milano e coordinatore del Gruppo di lavoro sull’efficienza energetica del Kyoto Club, il quale promuove strategie e progetti per contenere i consumi energetici nei diversi comparti, attraverso soluzioni tecnologiche d’avanguardia. Il volume è suddiviso in tre parti nelle quali si analizzano la green economy nel settore edilizio nel nostro Paese, il mercato dei sistemi, delle tecnologie e dei servizi, grazie all’ausilio d’indagine dato dalle diverse associazioni di categoria e, dulcis in fundo, le strategie adottate nel nostro Paese per accelerare il cambiamento verso l’efficienza energetica di Confindustria. Di urgenze ambientali in Italia ce ne sono moltissime, e non per ultime quelle energetiche ed economiche, che richiedono un potenziamento dell’efficienza delle rinnovabili nel settore edilizio.  C’è una Direttiva europea che introduce una formula, la quasi zero energy building, in modo prescrittivo a partire dal 2020, quindi tra pochissimi anni, per tutti gli edifici (con anticipo addirittura di due anni per quelli pubblici o a uso pubblico), generando però non poche preoccupazioni. Secondo l’autore, la certificazione energetica, applicata agli edifici nuovi, ha sostanzialmente funzionato e il fatto che si pensi a edifici a energia quasi zero è positivo, visto che le attuali tecnologie rendono quello che fino a pochi anni era considerato un sogno, una realtà.  La competizione si sposta adesso sul piano della certificazione di qualità: in un mercato in cui tutti gli edifici saranno teoricamente molto efficienti - il riferimento è sempre al 2020 - un edificio certificato da un organismo indipendente controllato dal sistema di certificazione nazionale (vedi Accredia Ex Sincert) offrirà migliori garanzie. Un obiettivo ambizioso che comunque, sottolinea Dall’O’, non ci deve distogliere da un problema importante, specie per la Green Building Economy italiana: il recupero energetico del patrimonio edilizio esistente; ma questo è un discorso troppo ampio per essere affrontato in queste righe.  Sostiene Dall’O’ che non solo lo Stato ma anche i governi regionali e locali possono fare molto. Ed è sul piano locale, dove si riscontrano disparità notevoli tra regioni “virtuose” e altre che virtuose non sono, che ci sarebbe molto da fare. Non va inoltre sottovalutato il ruolo dei comuni, determinante nel governo del territorio (ad esempio, con lo strumento dei regolamenti edilizi oppure attraverso quello della pianificazione energetica comunale o dei Piani per l’energia sostenibile).  In conclusione, il quadro che esce dal rapporto è composito e in continua evoluzione, il che rivela un panorama economico che, almeno in questo settore, è tutt’altro che immobile o stantio! Anzi è assurto ad esempio di un mondo animato da professionalità serie ed efficienti che non intendono più limitarsi ad aspettare che passi sul fiume “il cadavere del nemico”. Ma la cosa che emerge con maggiore evidenza da questo interessantissima pubblicazione, è la possibilità che proprio l’efficienza energetica nell’edilizia, e in generale nelle  energie rinnovabili, rappresenti il settore a partire dal quale, non solo si può pensare di ricostruire la nostra ormai decadente economia, ma anche di darle un impulso capace di creare nuove opportunità di sviluppo e di lavoro per giovani architetti, costruttori, ristrutturatori, venditori di materiali edilizi, industrie manifatturiere ecc. A tale riguardo l’autore osserva che, con il solo incentivo del 55%, gli interventi a favore dell’efficienza degli edifici già realizzati hanno sviluppato un volume d’affari pari ad oltre 10 miliardi di euro, creando 150.000 nuovi posti di lavoro ‘green’. Un dato che propone un’immagine decisamente dissonante da quella di un paese in stallo e che ribadisce, casomai ce ne fosse bisogno, le straordinarie opportunità che potrebbero scaturire da maggiori investimenti in attività legate all’efficienza energetica nell’edilizia e nelle energie rinnovabili. Un’occasione così grande e “possibile” che sarebbe un vero peccato se il nostro Paese se la lasciasse sfuggire. (mio intervento apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 29/03/2012)