mercoledì 22 febbraio 2012

Ambiente Terra di Laura Masini (Linx edizioni) Di Vander Tumiatti


Nelle mie tante peregrinazioni nel mondo dell’editoria e della cultura, spesso mi sono chiesto se le scienze o comunque le pubblicazioni di natura scientifica abbiano un ruolo determinante nella formazione scolastica delle nuove generazioni. Ma c’è una domanda che ricorre nella mia testa con particolare frequenza:  il ruolo formativo di questi libri corrisponde all’esigenza di consentire,  al docente come al discente, uno spettro quanto più ampio e approfondito possibile delle novità in ambito tecnologico, biologico e chimico? In fondo si tratta di discipline che spiegano, se ben illustrate, come funziona il mondo che ci circonda, dalle sue parti più piccole a quelle più macroscopiche.
Ed è così che scopro, grazie ad un mio amico docente, e devo dire con molto piacere, una splendida pubblicazione di Linx Edizioni a cura di Laura Masini, dal titolo “Ambiente Terra”, che ha come oggetto principale lo studio dei moti della Terra e un’attenta  indagine di quelli che sono i modelli strutturali della superficie terrestre modificata dagli agenti atmosferici. Venduta con espansione “on line”, in modo da consentire l’espansione e l’aggiornamento dei contenuti, questa pubblicazione si presenta come un testo inconsueto, dall’incredibile chiarezza e semplicità, dovuta non solo al linguaggio puntuale e semplice, dunque facilmente accessibile agli studenti, ma anche di una sua organizzazione interna per argomenti che permette di effettuare collegamenti tra una sezione e l’altra dei contenuti, agevolando anche l’insegnante nel seguire la propria linea didattica nel corso dell’intero periodo scolastico.
La proposta editoriale che ho preso in considerazione in questa sede mi ha particolarmente interessato  soprattutto perché,  accanto a tematiche scandagliate sotto l’occhio critico dell’analisi scientifica,  sviluppa una serie di paragrafi dedicati alla “Terra” come risorsa fondamentale per il genere umano e alle questioni ambientali più urgenti e delicate. Nello specifico il volume è organizzato in unità o lezioni,  testi antologizzati dedicati alle tematiche di carattere ambientale e una “Guida allo Studio” dotata di parole chiave, sia in italiano sia in inglese, oltre agli immancabili test di verifica.  Il mio interesse per questo volume ha preso spunto proprio dalle mie esperienze di vita e professionali legate indissolubilmente all’ambiente, alla scienza e all’innovazione tecnologica.  Già, perché  scienza e tecnologia sono discipline che, se coltivate sin dai primi anni scolastici potrebbero dare un contributo a quel desiderio di conoscenza e di sperimentazione che rappresentano la base dell’indagine scientifica.  
Ma, ahimè,  spesso l'insegnamento scientifico viene giudicato inutile, quasi non  fosse una delle principali chiavi interpretative che ci  consentono di comprendere ed affrontare il mondo di domani.  E allora, che fare? Sono personalmente convinto che occorra modificare l’approccio a queste discipline valorizzando l’importanza della sperimentazione e della progettazione, enfatizzando soprattutto il profilo storico delle scienze o i legami esistenti tra scienze e società. Perché in questo modo si potrebbe finalmente far passare l’idea pedagogica che le scienze e le tecnologie rappresentano una meravigliosa avventura con tanto di successi ed insuccessi, fatta anche di domande importanti che richiedono risposte altrettanto importanti e ragionate. Sarebbe un modo per cercare di colmare il crescente “gap” tra noi e la scienza, la tecnologia, materie rispetto alle quali ci troviamo spesso impreparati, avendo delegato per troppo tempo, ad altri, l’onere della loro valutazione ed interpretazione. Il prezzo da pagare a questa sorta di “latitanza” rispetto ad argomenti che vanno dai cellulari, agli OGM, alle terapie genetiche, al fotovoltaico, all’eolico alle biomasse stesse è alto, traducendosi nella elevata probabilità di essere manipolati, da una parte da chi detiene il potere di orientare i mezzi di comunicazione, dall’altra da chi fonda le proprie certezze su meri presupposti ideologici. In ogni caso si configura una cessione di libertà, perlomeno di quella di scelta. Ben venga, quindi, un libro che è capace di promuovere la conoscenza scientifica in questo modo chiaro e accattivante. Una dimostrazione che su questi temi, se si parte da un disegno pedagocico intelligente e razionale, si può ancora riuscire a incuriosire, stimolando la riflessione e il confronto tra le nuove generazioni, finanche la passione per questa illustre sconosciuta, la scienza.

lunedì 13 febbraio 2012

Gli ebook e la loro ecocompatibilità

Sono ormai più di due anni che mi occupo di segnalare testi, case editrici, eventi culturali legati in qualche modo all’ambiente ed alla cultura ecologica. E’ da molto più tempo invece che, viaggiando per lavoro un po’in tutto il mondo, mi pongo l’obiettivo di realizzare ricerche e progetti di sviluppo nell’ambito delle nuove energie, all’interno di quel vasto e magmatico “mare magnum” della Green Economy. Ciò che mi ha sempre sorpreso è che, sia da parte di giornalisti anche specializzati su tematiche “verdi”, sia da parte di ambientalisti inflessibili, si abusa generalmente, e in maniera superficiale, del termine “eco/compatibilità”, spesso utilizzandolo a sproposito, oppure in modo decisamente de-contestuale. Indubbiamente la parola “eco/compatibilità” ha subito numerose traversie semantiche che l’hanno dapprima relegata solo alle questioni di carattere biologico, come l’osservazione della natura e dei suoi equilibri, poi e su più larga scala, alle conseguenze ultime dell’agire dell’uomo nei confronti dell’ambiente.
Si impone quindi una decodifica. Una su tutte quella della Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea (GUCE), che di eco/compatibilità ha dato la seguente definizione: “processi per minimizzare l’impatto negativo del sistema industriale”. Se dunque l’obiettivo dell’ecompatibilità è quello di minimizzare le disastrose conseguenze dell’industria sull’ambiente, non ho potuto fare a meno di riflettere sull’ipotesi che anche un’industria culturale, e nello specifico quella editoriale, potrebbe contribuire a migliorare eco/compatibilmente questo mondo. Ed ecco che mi viene subito in mente la nuova frontiera dell’editoria, che è quella digitale, ovvero quella degli ebook, i libri che si possono leggere sugli Ipad, sui kindle o su altre tipologie di ebook reader.
Negli ultimi mesi ho acquistato e letto diversi ebook, acquistati ad esempio da Il Mio Libro, da Youcanprint, servizio di selfpublishing tutto italiano che ha sede a Tricase nel Salento, da BookRepublic e da Ebookyou. Devo dire che si è trattato di esperienze assolutamente soddisfacenti, sia sul piano del semplice acquisto, che della reperibilità. Gli ebook li trovi subito, li porti con te ovunque, senza problemi di spazio o di peso, sono in assoluto il prodotto più eco/compatibile che ci sia, dal momento che per la loro produzione non viene abbattuto un solo albero, è richiesta pochissima energia e, nel caso restino invenduti, non pongono alcun problema di resi. Essendo molto più economici da produrre, sono spesso gratuiti (in generale, anche se non solo, i testi classici) e, non richiedendo consistenti capitali di rischio per la loro realizzazione, stanno aprendo le porte dell’editoria, democraticamente, a un numero crescente di aspiranti scrittori.
Anche la loro distribuzione è decisamente più ecocompatibile, non necessitando di mezzi di trasporto inquinanti e costosi. Stanno inoltre rendendo accessibile uno sconfinato patrimonio di cultura a una platea di lettori sempre più vasta e diversificata e, anche se letti e annotati più e più volte non si consumano mai. Naturalmente prima che il libro tradizionale venga definitivamente sostituito dall’ebook ne passerà di tempo, ma posso dire che qualche passo illuminato in tal senso si è fatto e tutt’ora lo si sta facendo. E di questo mi persuado ulteriormente, ad esempio, quando apprendo che una scuola di Lecce, nello specifico l’ISISS Scarambone di Lecce ha provveduto a fornire ogni studente di netbook per lezioni interattive da vero “eco/futuro”. Dunque l’eco/compatibilità non può e non deve rimanere solo una categoria astratta, o meglio relegata solo a determinati aspetti del vivere umano ed economico. E chissà, forse una prima rivoluzione eco/digitale, nonché ecocompatibile, potrebbe cominciare – e perché no? – proprio dal mondo della cultura e dell’editoria.

Questo mio intervento è apparso l'11 febbraio 2012 sul blog libri de La Repubblica QUI

lunedì 6 febbraio 2012

Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili di Stefania Divertito (Edizioni Ambiente) Di Vander Tumiatti, fondatore di Sea Marconi Technologies

In uno dei miei frequenti “blitz” in libreria mi sono imbattuto in un libro molto interessante, a cominciare dal titolo: “Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili”. Edito per le Edizioni Ambiente è l’ultimo lavoro della giornalista e scrittrice Stefania Divertito. Oltre al titolo, del volume mi ha colpito particolarmente la frase di Erri De Luca, che compare nella prefazione: “Stefania Divertito fruga nella discarica della memoria pubblica e l’aggiorna. Fa restauro di coscienza civile della nostra sbracata identità di popolo. Reagiremo, alla lunga succederà, ma dopo quale altra sciagura ancora?» Non posso che amaramente sposare le considerazioni di questo grande scrittore italiano, soprattutto se penso a quanto è raro incontrare pubblicazioni di tal sorta che siano dotate di altrettanta lucidità e onestà intellettuale.
Ho avuto modo di apprezzare l’autrice già nel suo precedente lavoro dal titolo “Amianto” e dopo aver terminato di leggere questo libro non posso che confermare la mia stima nei suoi confronti. Si parla nelle pagine di quest’opera di luoghi passati, ahimè, alla cronaca per veri e propri atti criminali portati avanti da gente disonesta e senza scrupoli: Porto Tolle, Praia a Mare, Malagrotta, Mugello.
“Ho letto – scrive l’autrice - che in Italia si compie un delitto contro l'ambiente ogni 43 minuti, secondo i dati del 2010 del ministero per l'Ambiente. E nei tribunali sono almeno 300 gli eco-avvocati, contando solo quelli del Wwf, oltre mille ore l’anno di lavoro al servizio della società civile, 250 udienze nel solo 2010 per difendere salute e ambiente. È da qui che è partita la ricerca. Mi ha fatto attraversare l’Italia, da Nord a Sud, isole comprese, scoprendo un altro Paese, che è orgoglioso, e che resiste, nel silenzio generale. È stato un bel viaggio, quello che mi ha fatto conoscere da vicino alcune di queste toghe verdi”.
E "Toghe verdi" parla di situazioni di inquinamento ai limiti della deriva, racconta di zone geografiche e territoriali completamente devastate, delle lotte senza “se e senza ma” di associazioni e comitati di liberi cittadini, pronti a lottare per non accettare passivamente l’orrore dinanzi ai loro occhi di un futuro tutt’altro che eco/compatibile. Uno scontro quasi antropologico, insomma, tra due opposte e apparentemente inconciliabili filosofie di vita, tra chi vede il mondo come una casa in cui abitare, la cui bellezza è da preservare, e chi riesce a vederlo solo con occhi rapaci, come una “cosa” da sfruttare fino in fondo, in nome di un indefinito e indefinibile progresso, senza curarsi delle conseguenze che ne potranno derivare. Da questo assunto e dalle battaglie legali che si scatenano intorno all’ambiente è partita la ricerca di Stefania Divertito, la quale offre ai suoi lettori uno spaccato tragico di scenari naturali e umani irreversibilmente compromessi. E’ vero, possiamo dire che ogni giorno leggiamo sui giornali di storie a volte anche più gravi, ma che passano inosservate: c’è stato chi per dare al nostro paese un treno super-tecnologico non si è fatto scrupoli a “svuotare” il Mugello, a sottrarre acqua a fiumi e acquedotti, rischiando di mettere in ginocchio una buona parte di Firenze; c’è stato e c’è tuttora chi (tanto a nord quanto a Sud) mette deroghe alle leggi pur di favorire imprese fortemente inquinanti, senza curarsi di parchi naturali o altre zone protette. Eppure, nonostante la lotta intrapresa da parecchie istituzioni pubbliche e private, accade che non tutti gli “investigatori togati”, protagonisti di importanti battaglie ambientali, siano realmente “verdi”. E questo lascia spazio ad alcune mie considerazioni in merito a giustizia, legalità, ambiente. La lotta per la difesa del nostro ecosistema è resa particolarmente difficile dalle dimensioni economiche degli interessi con cui si scontra. Si pensi al confronto permanente, al limite della conflittualità, tra molti stati per accaparrarsi le risorse del pianeta: idrocarburi e materie prime, ma anche della stessa acqua. E’ una questione che ci coinvolge tutti, nessuno escluso, perché dai suoi esiti dipendono salute, lavoro, ricchezza e qualità della vita di ogni essere umano, ma anche l’esistenza di piante e animali. Il punto è che, un po’ per la complessità della materia, un po’ per gli enormi interessi in gioco, un po’ per la prevalenza dell’ideologia sull’analisi scientifica, non sempre il bianco è bianco e il nero è nero, così come non è affatto detto che il verde sia verde per davvero. Anzi a volte accade che, per quelle imprevedibili e imperscrutabili pieghe che può prendere la realtà quando viene sapientemente “addomesticata”, alcuni colori possano virare addirittura, con una  bella e acrobatica giravolta cromatica, nel loro esatto opposto.

(articolo apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 31 gennaio 2012)

“Lecce Sbarocca” di Franco Ungaro (Besa editrice). Intervento di Vander Tumiatti*


Bel libro quello di Franco Ungaro dal titolo “Lecce Sbarocca” edito dalla Besa editrice. Un’opera sui generis, perché perennemente in bilico tra la prosa romanzata, il percorso autobiografico, il taglio di cronaca cittadina, la satira politica e il sardonico riso rivolto alla scena culturale di un territorio come quello salentino che di spunti, in parecchi ambiti, ne offre quotidianamente. E mi è piaciuto perché l’autore è uno che non si risparmia, si dona, ma soprattutto trasforma la sua lingua in spada, l’affina trasformandola in una vera e propria macchina di sperimentalismi che crea un bellissimo metissage di Caos e Ordine. Di tensione morale ne troviamo tanta, di senso estetico in abbondanza, di ferma convinzione che la Bellezza salverà il mondo oltre ogni più rosea aspettativa.

Ma la sostanza in tutto questo libro che ho letto e apprezzato profondamente è che Franco Ungaro ama il Salento, e desidera raccontarne “le donne, l’arme e gli amori” tentando di offrire uno spaccato senza veli di quello che il capoluogo salentino offre sul piano teatrale, artistico, e politico, cercando di far aprire gli occhi ai lettori su un momento storico particolare in cui il Sud intero non ne esce proprio dignitosamente. Ha uno spazio diffuso nel libro la città di Lecce, o meglio, la cosiddetta “leccesità”, con la dura critica alla sua mentalità “micromegalomane”. L’autore segue, più che i dettami etici di un Pasolini, l’impeto e l’assalto di un Carmelo Bene, più volte menzionato, che lo portano in verità a trovare nuovi argomenti per condurre una battaglia più ampia per un Sud che deve cresce, vuoi nelle infrastrutture, vuoi nella forma mentis. Ho trovato splendido, come penso anche molti lettori, quel brano della postfazione di Goffredo Fofi che dice: “Ogni regione, ogni capoluogo e quasi ogni paese ha in Italia e forse in tutta Europa il suo cantore, il suo storico, il suo linguista, il suo poeta dialettale, i suoi innamorati. Ma gli innamorati non sono tutti eguali, ci sono gli innamorati entusiasti e ci sono anche gli innamorati delusi, e gli innamorati non della città ma della possibilità di conquistarla, di imporvisi. Lecce non è da meno, ieri come oggi.

Le librerie di Lecce hanno necessariamente la loro vetrina e il loro scaffale dedicati all’editoria locale. Ci sono le guide turistiche, i libri di cucina e di folklore, i libri di storia, i dischi di pizzica, i romanzi di autori del luogo o sul luogo, i poeti vernacolari, le memorie paesane, le cartoline firmate e talora dei ninnoli, l’artigianato locale, le statuine di cartapesta, e magari le buste di taralli e di biscotti…Tra questi libri troverà senz’altro posto questo di Franco Ungaro, che è alla confluenza di più generi, ma che appartiene alla schiera delle dichiarazioni d’amore esigenti. E se un innamorato o innamorata non sa vedere e considerare i difetti dell’amata o dell’amato insieme ai suoi pregi, e se non amerebbe veder sparire i difetti e trionfare i pregi, che razza d’amore è mai il suo? Un amore stupido, un amore melenso, un amore ipocrita.

Franco Ungaro è un innamorato esigente e sa vedere di Lecce il buono e il cattivo, il bello e il brutto. Sa vedere e sa giudicare”. E forse anch’io, come Ungaro, sono un innamorato esigente del Salento, perché accanto a quanto di bello mi ha comunicato questo territorio, con la sua Lecce, la sua cultura, la sua arte e le sue tradizioni, come un amante deluso avverto dolorosamente il permanere di difficoltà a inquadrare nella giusta prospettiva le numerose problematiche inerenti alla progettualità economica e sociale, all’ambiente, alle energie alternative.
Anche in questi ambiti che guardano al futuro prossimo, ma anche a quello più lontano, c’è ancora molto da lavorare! Una delle cose che mi è venuta in mente leggendo questo libro, complice anche la non comune capacità del suo autore di trasmettere la passione per una terra, è stato il desiderio di vedere, un giorno, una Lecce “sbarocca” ‘ambientale’, tema che oltretutto viene toccato da Ungaro quando affronta la deturpazione del territorio urbano e degli … innumerevoli pali, ma non voglio anticipare né togliere nulla alla lettura del libro.

*Fondatore di Sea Marconi Technologies, si occupa di interventi sull’ambiente e di recensioni di
libri legati a questioni ecologiche e ambientali.

(pubblicato il 30 gennaio 2012  sul blog de La Repubblica Bari  )

Fermate l'euro disastro! Contro l'oligarchia finanziaria di Otte Max (Chiarelettere) Di Vander Tumiatti (Fondatore di Sea Marconi Technologies)

La crisi che ancora stiamo vivendo nonostante il nuovo governo Monti, che era stato visto come il fautore di un rinnovamento economico per l’Europa, a tutt’oggi è da “bollino rosso” Il nostro Paese il quale, insieme ad altri Paesi europei, ha vissuto per lunghi anni al di sopra delle proprie possibilità, grazie in particolare alla leva della spesa pubblica (deficit spending) utilizzata spesso a fini di consenso e con eccessiva generosità. La crisi finanziaria del 2008 e più ancora quella economica scoppiata quest'anno, hanno reso oramai evidente che è impossibile continuare sulla strada di un crescente indebitamento e dello spreco. Forse è arrivato il momento di interrogarci su cosa non è andato per il verso giusto. Nel corso di una delle mie peregrinazioni libresche, mi è capitato tra le mani questo bel lavoro di Max Otte edito da Chiarelettere dal titolo emblematico “Fermate l'euro disastro! Contro l'oligarchia finanziaria”. Un libro che assolutamente non ha nulla di sensazionalistico né vuole presentarsi con toni accesi da pamphlet di quart’ordine, o peggio ancora arrivare magari a scomodare inappropriate teorie del complotto, con relative terapie, panacee di tutti i mali economici che stiamo vivendo.
Il lavoro di quest’autore è attento e scritto in maniera tale da poter essere, non solo accessibile a tutti, ma anche capace di trovare un forte gradimento tra i lettori non “forti” ma semplicemente animati dal desiderio di comprendere cosa sta accadendo attorno a noi.
Max Otte, definito da alcuni “profeta della crisi”, ma considerato da molti il più influente economista tedesco, si forma all’Università di Princeton, conosciuta come una delle cattedrali della cultura americana, e insegna economia aziendale all’Istituto superiore universitario di Worms. E’ professore all’Università di Graz e direttore dell’IFVE (Istituto per lo sviluppo della gestione di patrimoni). Nel corso della sua carriera ha pubblicato numerosi libri di successo su argomenti economici e finanziari. In quest’ultimo lavoro afferma, detto in soldoni, che tutta la prodigalità nostra e dell’Europa verso la Grecia, l'Irlanda o il Portogallo, è finita dritta dritta nelle mani dei soliti potenti speculatori finanziari che sono soliti fare grandi affari speculando sulle difficoltà corporations o degli stati. Quello dell’insolvenza è un rischio che tocca anche l’Italia, forse soprattutto l’Italia, per poi ripercuotersi a cascata, date le dimensioni del nostro Paese, sul resto dell’Europa. Otte dice che è giunto il momento di agire per non affidare il nostro futuro allo strapotere delle banche, che sta seriamente minando la democrazia. Secondo l’economista tedesco non è necessaria alcuna rivoluzione, basterebbe dettare delle regole rigorose e precise e rispettarle, ma soprattutto farle rispettare! A ogni costo. Consentitemi ora di fare un inciso. Questo è un libro che mi ha fatto riflettere intorno alla questione delle energie alternative, in quanto parte di una possibile soluzione anche ai problemi economici attuali, e sulla necessità di farle finalmente emergere da una lunga stasi legislativa  e politica. Mai come adesso si pone con assoluta evidenza la necessità di sviluppare le fonti rinnovabili di energia, di cui il nostro Paese è potenzialmente ricco, sottraendosi il più possibile alla dipendenza dall’esterno, esposta all’incertezza delle forniture e all’instabilità politica e com’è noto, trattandosi spesso di prodotti di origine fossile, all’origine di gravi danni ambientali. Stiamo parlando di un settore nel quale si potrebbero concentrare consistenti investimenti in ricerca – cosa nella quale abbiamo il non invidiabile privilegio di essere il fanalino di coda d’Europa – a condizione però che si dia un quadro normativo certo, chiaro e lungimirante. Potemmo così creare molti posti di lavoro per giovani laureati e, successivamente, un indotto di imprese con competenze specifiche, capaci di operare in modo affidabile per la progettazione e la gestione degli impianti e, magari, di esportare la propria expertise in altri Paesi.
Tornando a Max Otte, il professore parla senza peli sulla lingua di quelle che a suo parere sono le tre menzogne raccontate dai politici tedeschi e cioè che è necessario salvare la Grecia, l'euro e l'Europa. I beneficiari dei pacchetti di salvataggio, aggiunge, sono le banche d'investimento e i super ricchi, non certo i cittadini. Una strategia che non salverà il Vecchio continente ma servirà solo ad avvantaggiare gli oligarchi della finanza, cui la politica si è chiaramente sottomessa. Un’economia di mercato corretta non dovrebbe premiare le rendite finanziarie, ma dovrebbe aiutare in ogni modo i cittadini affinché possano trovare un lavoro, mantenere una famiglia e ricevere un'adeguata tutela pensionistica. Con un preciso traguardo: spezzare il dominio dell'oligarchia finanziaria. Un obiettivo che sarebbe a portata di mano, secondo Otte, se ciascuno di noi facesse maggiore attenzione al modo in cui impiega il denaro, in particolare i propri risparmi. Il suo suggerimento è di non rivolgersi alle grandi banche ma a quelle cooperative e di acquistare titoli di aziende solide, che rappresentino valori economici, non solo finanziari. In un mondo dove la finanza prevale spesso sulla politica, anche queste scelte sono come l’espressione di un voto, una forma non secondaria di democrazia.

(articolo apparso sul quotidiano Paese Nuovo il 22 dicembre 2011)