lunedì 12 settembre 2011

“Sindrome giapponese. La catastrofe nucleare da Chernobyl a Fukushima” a cura di Alessandro Tessari (Mimesis edizioni) di Vander Tumiatti














Scopro nelle mie tante peregrinazioni editoriali (e per una singolare coincidenza di letture) una casa editrice italiana impegnata con le sue pubblicazioni nel sociale e soprattutto su tematiche che sono tanto necessarie da passare al vaglio della ragione e del buon senso. Parlo di una editrice, Mimesis edizioni, fondata nel 1987 e nata come associazione culturale con lo scopo di diffondere le idee che agitano la riflessione nostrana e nel resto d’Europa con una sola parola d’ordine: l’impegno a pubblicare lavori che facciano conoscere un pensiero indipendente e un modo originale di fare cultura a 360 gradi. Il libro che propongo in questa sede per i tipi di Mimesis ha per titolo “Sindrome giapponese. La catastrofe nucleare da Chernobyl a Fukushima” a cura di Alessandro Tessari, con interventi di Alessandro Tessari, Hiroki Azuma, Kojin Karatani, Roberto Terrosi, Florian Coulmas, Marcello Ghilardi, Francesco Paparella. Alessandro Tessari, docente universitario, già deputato e poi senatore della Repubblica, è stato uno tra i più importanti promotori del referendum che nel 1987, dopo la tragedia di Chernobyl, ha abrogato il nucleare in Italia. Il libro si presenta con una struttura agevole e un linguaggio veramente accessibile a tutti, anche per chi magari non possiede precise coordinate storiche che aiutino a comprendere appieno tutte le dinamiche esposte tra le pagine di questa pubblicazione. Nel libro si parla fondamentalmente di come il nucleare abbia trovato posto nel dibattito politico e sociale del nostro paese, di come l’informazione in tali ambiti sia stata gestita, quali interessi economici siano subentrati, se vi sono stati scienziati“interessati”, politici assoldati e divulgatori a pagamento che, a spada tratta, hanno tentato di fornire un’immagine poco chiara di un’energia pulita, sicura, che costa poco, alternativa a petrolio e carbone. Quello che è successo da Chernobyl a Fukushima, ci dice Tessari, ci dimostra che quando si parla di nucleare ci si muove su terreni che definire accidentati sarebbe un eufemismo e che spesso il meticciamento tra tradizione e innovazione trova seri ostacoli, anche concettuali, per una forte mancanza di senso critico.

Secondo Tessari, la realtà della catastrofe fornisce un’ulteriore prova di come la tecnologia non sia “neutrale” e una fonte energetica creata come arma di distruzione di massa non possa magicamente riciclarsi per usi pacifici senza perdere la sua intrinseca pericolosità. Persino la proverbiale saggezza giapponese rivela un inquietante risvolto: l’atavico istinto di sottomissione ai poteri costituiti e un pericoloso fatalismo.

A mio parere vi sono molti aspetti che, al di là delle diverse posizioni ideologiche, concorrono a dare forza alle argomentazioni di Tessari. Il nucleare è una fonte di energia a basso rischio statistico ma ad altissima pericolosità potenziale. In altre parole, se funziona correttamente esso contribuisce in maniera molto modesta all'incremento della C0 2 atmosferica, ma in caso di malfunzionamenti può produrre danni incommensurabili e su vastissima scala all'ambiente. Lo ha dimostrato chiaramente la tragedia di Cernobyl(aprile 1986), che ha causato e continuerà a causare nel futuro numerose vittime e danni incalcolabili. Ancora oggi, ad oltre 25 anni di distanza, ricerche scientifiche dimostrano la persistenza dei suoi effetti sugli esseri umani, sulla flora e sulla fauna. Il nucleare genera dei rifiuti che restano altamente radioattivi anche dopo un trattamento (di stabilizzazione fisica e di riduzione dei volumi) in centri specializzati. Alcuni radioisotopi hanno una vita residuale di centinaia di migliaia di anni. Allo stato della migliore tecnica disponibile (BAT) non si è ancora trovata una soluzione sostenibile e siti sicuri per la gestione in sicurezza di questo genere di rifiuti. Non è vero poi che questa sia la fonte di energia più a buon mercato. A conti fatti risulta che il nucleare di terza generazione è troppo costoso. Secondo una ricerca del Dipartimento USA dell’energia (che non si può certo tacciare di antinuclearismo) un reattore nucleare tipo EPR da 1600 MVA costa, convertito in euro, 7,5 miliardi, ben più di quanto è stato comunicato in Italia da fonti governative (4,5 miliardi). E in questo calcolo non si tiene conto dei costi per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi nonché lo smantellamento e la bonifica degli impianti e dei siti a fine vita (decommissioning). Anche sotto il profilo dell'indipendenza energetica il nucleare non risolverebbe alcuno dei problemi che attualmente ci assillano. Continueremo infatti a importare petrolio per i mezzi di trasporto, e in più, diventeremo dipendenti dall’estero per l’Uranio e per la tecnologia, visto che il nuovo reattore EPR è un brevetto francese (AREVA & EDF). Inoltre, com'è noto, l'uranio non è illimitato, anzi secondo le ultime prospezioni, parrebbe destinato ad esaurirsi, a consumi attuali, nell'arco di alcune decine di anni. Un tempo destinato inevitabilmente a ridursi con la costruzione di ogni nuova centrale. Queste le problematicità correlate a tale forma di energia. Concordando quindi in gran parte con le affermazioni contenute nel volume di Tessari, vorrei però ricordare - come già fatto in altre occasioni e su queste stesse colonne - la stringente necessità di una reale alternativa che salvaguardi l'intero nostro ecosistema ovvero, in assenza di ipotesi praticabili, di un ripensamento globale (cosa che, lo riconosco, può apparire piuttosto utopistica) dei nostri stili di vita e di consumo. A ciò potrei aggiungere anche la necessità di un radicale mutamento culturale che conduca ad una consapevolezza di gran lunga maggiore, allargata e profonda dei rischi che sta correndo la nostra casa comune, la Terra. A questo punto mi sembra adeguato concludere con le parole di Tessari "Il mescolarsi proficuo di tradizione e innovazione trova i suoi limiti nella mancanza di senso critico e nel conformismo. E’ singolare che proprio un evento bellico nucleare (Hiroshima e Nagasaki, agosto 1945), abbia segnato la nascita del Giappone contemporaneo. Fukushima segna oggi un nuovo punto di svolta, quello in cui un evento naturale (terremoto e tsunami) si è trasformato in disastro nucleare .

articolo apparso su Paese Nuovo