martedì 12 aprile 2011

Intervista a Vander Tumiatti di Sea Marconi Technologies









D - Ci parli delle origini della SEA MARCONI
R - La Sea Marconi nacque a Torino (Italia) il 19 dicembre 1968. C’era bisogno di un nome che fosse facilmente ricordabile ed attribuisse ad un’impresa appena nata un carattere distintivo ed amichevole. Un acronimo però non mi sembrava sufficiente, nonostante avessi già pensato a SEA (Società per l’Elettronica Applicata, e successivamente Sistemi per l’Energia ed Ambiente). Pensai allora di associare a questa sigla, il nome di un personaggio illustre che fosse internazionalmente conosciuto. La scelta ricadde sul Nobel per la fisica Guglielmo Marconi, che mi ha sempre affascinato per essere stato un eccellente scienziato, un imprenditore, un pioniere italiano fuori dai canoni accademici ed industriali classici ed uno sperimentatore capace di tradurre le sue brillanti idee in innovazioni universalmente impiegate. Paradossalmente, fu proprio la sua ignoranza accademica a portarlo a realizzare ciò che la scienza ufficiale riteneva impossibile: nel 1895 trasmise attraverso l’etere segnali ed informazioni con onde elettromagnetiche (secondo gli studi dell’epoca era infatti impossibile superare gli ostacoli naturali). Marconi ignorò quegli studi ed ebbe ragione, riuscì a dimostrare e realizzare le sue idee, a creare su di esse un impero industriale e scolpire un segno indelebile nella storia scientifica ed industriale dell’umanità.
Marconi, quindi, poteva essere la giusta “stella” per guidare un giovanissimo imprenditore di 22 anni sicuramente dotato di idee, di passione, e di determinazione.
SEA MARCONI dunque, un nome facile da ricordare, con capacità innovativa e visione internazionale, proprio come il suo ideale ispiratore.
D - Di cosa si occupava inizialmente la Sea Marconi? Può ripercorrerne le tappe fondamentali?
R - Inizialmente la Sea Marconi realizzava impianti di protezione elettrica e di messa a terra, parallelamente si occupava di protezione dei trasformatori elettrici e dei fluidi isolanti. La prima “idea” che diede luce alla Sea Marconi di oggi prese vita parlando con un cliente di Collegno (Torino, Italia) che mi domandò chi poteva “chimiché” (termine piemontese – trattare chimicamente) l’olio contenuto nei suoi trasformatori elettrici sovraccaricati. In effetti l’esigenza era condivisa anche da altri clienti, perché alla fine degli anni ’60, l’epoca del boom economico italiano, la domanda di energia cresceva costantemente, la ridotta dimensione delle cabine elettriche non consentiva di aggiungere altre apparecchiature, di conseguenza i trasformatori in uso erano sempre impiegati al massimo carico. La nascente esigenza di analizzare gli oli non trovava risposta nelle pratiche manutentive del tempo, io non conoscevo il settore, che all’epoca praticamente non esisteva; decisi allora di approfondire l’argomento. A Milano comprai le norme CEI, mi attrezzai per effettuare la misura della tensione di scarica costruendo personalmente uno spinterometro e, in un secondo momento, offrii anche la misura dell’acidità. Si stava creando un nuovo mercato, una prospettiva diversa e un’opportunità per archiviare e popolare quella che oggi risulta essere la più grande base dati indipendente del settore. Nel corso degli anni, la parte di protezione elettrica progressivamente diminuì, l’azienda cominciò ad occuparsi sempre di più di chimica, spinta anche dalla domanda di protezione ambientale che generò nel 1976 le Direttive Europee sui PCB.
Lo stesso anno, precisamente il 10 luglio 1976, 40.000 persone circa furono evacuate a causa del tristemente famoso disastro ambientale, il “Caso della Diossina di Seveso”. Si trattò del più grave caso mondiale di contaminazione della 2,3,7,8-TCDD (“Diossina di Seveso”), causato dallo scoppio di un reattore presso il settore A101-Reparto B dello stabilimento chimico dell’Icmesa spa di Meda (Milano, Italia).
Nel dicembre del 1982 ricevemmo da parte del Senatore Luigi Noè, responsabile dell’Ufficio Speciale di Seveso – Regione Lombardia, un invito a presentare una proposta per detossificare la tetraclorodibenzoparadiossina (2,3,7,8-TCDD). Valutammo attentamente le implicazioni tecnico-scientifiche e politiche della richiesta e decidemmo di raccogliere la sfida. Dopo poco ricevemmo i primi successi in laboratorio, che lasciavano ben sperare per le applicazioni specifiche sulla diossina. Quell’avvenimento ci diede la possibilità di misurarci su nuovi fronti e soprattutto di fornire soluzioni concrete a problemi molto sentiti dall’opinione pubblica, incoraggiandoci a proseguire in quella direzione. La nascita di CDP Process®, impiegato per la dealogenazione e detossificazione dei PCB negli oli contenuti nei trasformatori, unito al servizio di copertura diagnostica del parco trasformatori, ampliarono sensibilmente la richiesta dei nostri servizi. Nel 1992 nasce la Sea Marconi Envirotech Italia srl (Lecce), per fornire risposte efficaci ai Clienti del Centro-Sud Italia. Ritengo delle tappe fondamentali i successi ottenuti all’estero: nel 1996 grazie a Sea Marconi, Cipro viene dichiarato primo Paese “PCB Free”, nel 1999 Sea Marconi inizia la fornitura alla National Grid (Inghilterra); comincia ad avverarsi il nostro desiderio di darci una prospettiva Europea ed internazionale. Nel 2001 nasce la Sea Marconi France sarl, per essere presenti direttamente sul mercato Francese, nel 2002 nasce la Sea Marconi Energia y Medioambiente sl per soddisfare il mercato spagnolo. Infine, nel 2004 nasce la Sea Marconi Latino Americana sa a Buenos Aires (Argentina).
L’esperienza acquisita, unita al costante impegno nella ricerca e nell’innovazione ci ha permesso di coordinare un gruppo di 11 partner europei per il progetto di ricerca europeo Haloclean® (1999). Si tratta di un processo termo-chimico che, attraverso una pirolisi controllata (processo di ossidazione termica in assenza di ossigeno) a bassa temperatura, consente di recuperare metalli nobili ed ottenere risorse riutilizzabili da rifiuti elettronici o da materiali polimerici. Tuttavia, sono convinto che la vera “Mission” del progetto Haloclean è la produzione di energia pulita da biomasse residuali, fonti rinnovabili e la valorizzazione di materiali diversi (polimerici, biologici, ecc).
D - Quali difficoltà ha incontrato l’azienda e come sono state superate?
R - Gli inizi (anni 1969-1973) sono stati i più difficili e duri, le rivolte sindacali, la guerra in Medio Oriente e la prima crisi petrolifera hanno causato il radicale cambiamento dello scenario Italiano e di quello Internazionale. Una componente aggiuntiva era l’inesperienza, perché non ero ben organizzato per fare impresa e non avevo la tranquillità economica per tirare il fiato. Secondo me un imprenditore deve far leva su tre fattori critici propri: prima di tutto una solida idea imprenditoriale, una smisurata passione per il proprio lavoro e senz’altro serve coraggio, cioè la capacità di prendere rischi, e di realizzare il progetto previsto.
Certo, è necessaria anche la fortuna, perché spesso accadono delle cose che vanno al di là del tuo volere e del tuo potere. Io ho iniziato nel periodo del boom economico (1968), e subito dopo ci sono stati lo sboom dell’autunno caldo e la crisi del petrolio (1973). Poi, nel 1987 ho ristrutturato l’azienda, ho abbandonato il settore delle protezioni elettriche, e ci siamo focalizzati su nuovi prodotti e nuovi mercati.
La difficoltà, le delusioni, sono state superate sempre, con l’aiuto delle tantissime soddisfazioni che la famiglia, mia moglie Graziella Gardini, le mie figlie Cristina e Michela, l’azienda e le persone che ci lavorano mi hanno regalato.
Ricordo con grande emozione la scoperta e la validazione in situ di “CDP Process®” per la decontaminazione e detossificazione chimica della “Diossina di Seveso” (1982). Gli esperimenti furono condotti presso il Centro Comune di Ricerca Europeo di Ispra (CCR) coordinati dal prof. Sergio Facchetti ed in collaborazione con l’Università di Torino (prof. Pietro Tundo), tentando dove mai nessuno era riuscito; gli esiti si rilevarono un successo assoluto a livello mondiale. La scoperta diede visibilità a Sea Marconi anche sugli organi di stampa e rafforzò la convinzione di potersi cimentare anche in ambiti diversi da quelli affrontati fino a quel momento.
Le altre soddisfazioni che ci hanno aiutato a superare i momenti difficili sono state per esempio il vedere che molte persone sono cresciute in una nicchia di mercato che 38 anni fa non c’era ed oggi è diventata una realtà, oppure i sorprendenti riconoscimenti, i risultati già ottenuti dal progetto Haloclean o, ancora, creare un nuovo prodotto che incontra favore sul mercato, cioè il piacere che la tua idea venga condivisa.
D - La SEA MARCONI, da un punto di vista dell’età media dei dipendenti, è senza dubbio un’azienda molto giovane (in media 35 anni), che consigli si sente di dare a chi con impegno e dedizione ha sposato la sua causa ed oggi fa parte del suo staff?
R - Devo dire che la mia è stata una decisione responsabile, ho scelto il mio lavoro e ne sono pienamente soddisfatto. Le leve che dovrebbero toccare tutte le persone, indipendentemente dal proprio ruolo, sono la voglia di misurarsi con sé stessi e con gli altri, la passione di far bene, di superarsi e migliorare costantemente.
D - Quali sono le colonne su cui si regge l’azienda oggi rispetto a 38 anni fa?
R - Senza dubbio le Risorse umane, cioè le donne e gli uomini che rappresentano la parte strategica del futuro, che non dipende più da una sola persona, ma da un Team di Lavoro, dalla capacità di creare nuove idee e di condividere una visione comune, dalla passione, dalla determinazione nel raggiungere i risultati prefissati.
In fin dei conti, però, un’organizzazione più o meno grande si misura con il successo dell’azienda, con il raggiungimento di un obiettivo condiviso. Oggi domina una scrupolosa cura degli aspetti legati alla Qualità in azienda, vista come valore e forza comune; apprezzo l’attenzione e l’impegno rivolti alla sicurezza sul lavoro; giudico positivamente la sensibilità ed insieme la maturità con cui i miei collaboratori affrontano le tematiche ambientali. Collaboro quotidianamente con una nuova generazione di persone, più aggressiva, più adatta alle sfide di oggi. Molti sono diventati genitori da poco, di conseguenza sentono il dovere e la responsabilità di garantire ai propri figli un futuro migliore, e la responsabilità di essere protagonisti del processo di rinnovamento costante verso lo Sviluppo Sostenibile perché “Noi siamo il prodotto dell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo”.
D - Quali caratteristiche dovrebbe avere la sua azienda ideale e cosa manca alla Sea Marconi per esserlo?
R - Fino ad oggi è stato fatto molto ma ci sono ancora ampi margini di miglioramento.
Occorre pensare che ogni paese è il nostro mercato, ragionare secondo le esigenze e le opportunità di quel mercato. Occorre aumentare ancora i volumi di servizi ed i prodotti offerti, per fare in modo che in ogni paese ci sia una “soluzione” Sea Marconi. Bisogna sempre sfidare noi stessi ed essere meno innamorati di ciò che di bello abbiamo fatto fino ad oggi, ma stimolati dalle opportunità del domani. Mancano ancora le soddisfazioni che sicuramente ci regalerà il progetto Haloclean BTEX, Biomasses to Energy eXperience, “x” vista non come mistero ma come moltiplicatore di applicazioni in questo settore. Le prime fasi del progetto sono molto incoraggianti, ma aspetto con ansia che si concretizzino anche attraverso le importanti sinergie ottenute dall’accordo di cooperazione quinquennale con il più qualificato e grande Istituto di Ricerca Europeo (3.500 persone) FZK (Forschungszentrum Karlsruhe).

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