giovedì 28 aprile 2011

Dall'eco/sentire all'eco/abitare nel Salento di Vander Tumiatti












Il mio interesse per il territorio salentino nasce grazie alla curiosità e allo spirito di apertura nei confronti di tutto ciò che coniuga la natura e il paesaggio al mio mestiere di imprenditore nei settori dell’energia ed ambiente, e insieme a questo una mia consueta attenzione per lo studio del paesaggio in relazione alla sua conservazione. Era inevitabile, quindi, per approfondire queste conoscenze in relazione al territorio Salentino, l’incontro con le opere di Rossella Barletta, in particolare con quelle dedicate alle architetture contadine (edite da Capone editore), muretti a secco e “pagghiari” in Salento. Dopo essermi imbattuto in queste pubblicazioni durante un breve periodo di vacanza trascorso in Salento mi sono procurato subito questi libri e altre simili. Le architetture che sono descritte in queste opere sono dei veri e propri esempi di bioarchitettura ante litteram, strutture che coniugano l’antica arte della costruzione alla salvaguardia dell’ambiente di cui fanno parte; dall’utilizzo di materiali naturali al impiego pressoché nullo di procedimenti di costruzione che possano interferire con la natura, e nel pieno rispetto del paesaggio. Penso che possiamo imparare molto dallo studio di queste testimonianze, adesso che siamo definitivamente entrati in un’epoca in cui una visione ecologica e di ‘impatto zero’ sull’ambiente devono dominare ogni scelta, politica, sociale e soprattutto economica. Queste architetture sono quanto di più bello, in Salento, ci è stato donato dagli antenati che hanno abitato in passato queste terre. Mi sono sempre chiesto se anche noi saremo capaci di raccogliere una sfida simile, riuscendo a trasmettere a chi verrà dopo di noi un bagaglio di conoscenze e di sensibilità simile nei confronti del paesaggio naturale, lasciando esempi di bioarchitettura tangibili che mantengano per un altro secolo o più queste premesse coniugando l’eco-abitare all’eco-costruire. Ma a tutt’oggi, almeno da quando frequento con più assiduità queste “latitudini”, sembra divenire sempre più impellente la necessità di sviluppare ipotesi utili per il territorio salentino circa il suo sviluppo sostenibile, inteso ovviamente come uno sviluppo che soddisfi i bisogni presenti senza eccessivo danno per le generazioni future. Intento realizzabile solo con il noto assioma ambientalista dell’agire localmente e pensare globalmente. Ma ancora più mi preme sottolineare in questa sede, che sarebbe importante creare sempre più frequenti momenti di riflessione sui fondamenti etici della complessiva e complessa questione ambientale nel Salento e in prospettiva sulla situazione odierna nazionale, europea ed internazionale (sulle energie rinnovabili e sulla loro utilità, sulle tecniche di tutela degli eco/sistemi), nella convinzione che la finalità dell’ecocompatibilità come tema affrontato sia ad oggi fondamentale per una valorizzazione etica non solo dell’esistenza nella sua componente socio-economica, ma anche per tutta la realtà ecosistemica intesa come comunità biotica. E in questa prospettiva potenziare l’analisi dei processi o prodotti sociali, economici, culturali, che hanno la capacità di integrarsi con l’ambiente in cui vive l’essere umano e in generale con l’ecosistema circostante, al fine di promuovere dunque lo sviluppo sostenibile in relazione ai tre grandi ambiti di riferimento: economico, ambientale, sociale. Buona eco/visione a tutti!

*Vander Tumiatti esperto UNEP (United Nations Environment Program-Ginevra) ,Ass. Secretary IEC (International Electrotechnical Commission- Ginevra), Imprenditore e Fondatore della Sea Marconi Technologies Italia(www.seamarconi.com).

Paese Nuovo del 02/02/2011

mercoledì 27 aprile 2011

Un po’ di decoro … anche per le energie alternative. Intervento di Vander Tumiatti












La Giornata del Risparmio Energetico 2011 (a cui hanno aderito anche numerosi enti pubblici e privati in tutto il Salento), special edition per i 150 anni dall’unità d’Italia, è trascorsa da qualche giorno oramai, e anche quest’anno hanno aderito associazioni, scuole, aziende e case in tutt’Italia. Allo stadio attuale della ricerca tecnologica è già possibile produrre energia con il sole, il vento, il mare, la geotermia o con le biomasse. Forse, facendo appello all’inesauribile ingegno italico potremmo veramente cominciare a misurarci con la green economy adottando un sistema pulito per spegnere lo spreco e accendere un futuro eco/sostenibile. Ma prima di proseguire su questo tipo di tematiche che ci porterebbero lontano vorrei, come mio solito da qualche tempo a questa parte, segnalare due interessanti pubblicazioni che parlano in diversi modi di futuro sostenibile . Il primo libro è di Antonio Galdo, per i tipi di Einaudi, dal titolo “Basta poco”, che spiega quali sono i piccoli “trucchi del mestiere” coi quali nel nostro quotidiano possiamo incominciare a cambiare il nostro punto di vista e atteggiamento nei confronti dell’eco-sistema nel quale viviamo e che dobbiamo preservare. Ho memorizzato questo passaggio del lavoro di Galdo, che trovo particolarmente stimolante: “Lo spreco è stato il motore truccato di un capitalismo senza anima. Ma la grande crisi ci costringe a cambiare. Che fare? Basta poco per una nuova vita, ma può valere molto.” In questo caso, il riferimento all’anima non può non far ritornare alla mente Bergson e il suo “supplemento d’anima”, quello necessario a dominare le forze irrefrenabili dell’intelligenza umana e di cui forse avremmo maggiore bisogno per tentare di rimediare ai guasti prodotti da un’idea di sviluppo, non si sa se più irresponsabile o più inconsapevole. Seconda pubblicazione eco/compatibile è per la casa editrice di Tricase (Youcanprint) che ha dato alle stampe il volume L’Utopia verde di Giuseppe Gagliano. L’obiettivo del volume, agile nei contenuti e nello stile, è da rintracciare nella disamina delle principali scuole di pensiero strategico nell’ambito dell’attuale fenomeno “ecoterrorista” prendendo in considerazione, con rigore scientifico, i risultati delle analisi delle agenzie di intelligence europee e americane. Forse un troppo “complottistico”, ma vale la pena leggerlo. In effetti, il pericolo che gruppi organizzati di integralisti, islamici o no, entrino in possesso di sostanze proibite dotate di un potere distruttivo che vagamente riusciamo ad immaginare, è estremamente reale, moltiplicato dalla dissoluzione di tirannie o dei cosiddetti “stati canaglia” – elenchi che sostanzialmente coincidono - mette a disposizione dei terroristi, ma anche di sette di varia ispirazione (come accaduto qualche anno fa nella metropolitana di Tokio, invasa dal Sarin) enormi quantitativi di sostanze tossiche, radioattive o batteriologiche che prima o poi potrebbero essere impiegate con effetti devastanti nelle nostre città. Contrastare questo fenomeno è sicuramente uno degli obiettivi che dei servizi di “intelligence” dei Paesi avanzati e richiede un vigilanza attenta e il coordinamento dei diversi apparati di sicurezza. Certamente meno pericoloso, ma comunque assai deleterio sotto molti punti di vista, come ho avuto modo in altre occasioni di sottolineare, l’uso terroristico dell’informazione ambientale con il fine non di contribuire a salvare vite umane da pericoli ahimé palpabili e reali, ma solo allo scopo di trarne vantaggi di tipo economico e non solo.

Vander Tumiatti , esperto Unep e fondatore di Sea Marconi Technologies. Intervento apparso sul quotidiano Paese Nuovo

martedì 26 aprile 2011

L'ecologia della scrittura di Vander Tumiatti










Trovo che il Salento sia un territorio ricco di storia e con grandi opportunità da valorizzare in termini di risorse umane e naturali. Ho investito ed investo nel Salento (dal 1992) e credo nel suo futuro. Ho preso una certa dimestichezza, io veneto di origine, torinese di formazione (dal 1953) ed imprenditore (Sea Marconi, azienda che opera dal 1968 in oltre 40 paesi) innanzitutto con i luoghi del piacere turistico ed enogastronomico, che qui spesso raggiungono “vette altissime”. Ma apprezzo molto la sua cultura editoriale attenta alla tutela del paesaggio e alla diffusione di una “Ecologia della Scrittura” ricca di solidi spunti di analisi. Occupandomi professionalmente di sviluppo sostenibile globale e di bioenergie ho frequentato con “parsimonia” le librerie del capoluogo salentino (Liberrima, Palmieri, Icaro, Mondadori in Piazza S. Oronzo,Giunti in corso Vittorio Emanuele, la piccola Gutenberg). Ed è stato così che mi sono imbattuto in due libri del Professor Ferdinando Boero editi da Besa e Controluce. L’autore, zoologo marino dell’Università del Salento, in soli due anni è riuscito a pubblicare due libri che, pur non avendo nulla di scientifico nel senso consueto del termine, affascinano come una splendida avventura di pura finzione, non presentando note, citazioni erudite, linguaggio specialistico, insomma tutte le caratteristiche delle pubblicazioni accademiche, che spesso tediano anziché incuriosire il lettore. Il primo titolo “Ecologia della bellezza” mi ha interessato perché cerca di lanciare un messaggio molto più che positivo, ovvero che l’uomo vive in un mondo bellissimo, dove tutto è proporzione, funzionalità eco/sistemica e che forse tanta bellezza può essere l’oggetto di una scienza della bellezza (la scienza unisce anziché dividere) che gli scienziati possono sviluppare e condividere con il genere umano. Il secondo libro, che ho letto in due giorni, è stato “Ecologia ed evoluzione della religione”, un’opera che secondo le intenzioni dell’autore si vuole chiedere se il genere umano sia una specie geneticamente religiosa e perché tutte le religioni siano diffuse così radicalmente in tutte le culture. Mi ha affascinato la risposta che ha dato Boero, ovvero che “l’uomo è un animale sociale e ha sviluppato la cultura proprio per comunicare, ed è forse proprio la religione il primo motore di questo processo”. Finendo la lettura di questi libri, faccio un bilancio preliminare (metafora dei“conti della serva”) ,e riscontro che la realtà dimostra la distanza con gli scenari rosei proposti. Risulta stridente la contrapposizione tra la realtà dei fatti quotidiani con i diversi mondi della “Cultura, della “Scienza”,della “Comunicazione” e della “Impresa”.Il primo, dove si intessono le relazioni e si origina il sapere, dove gli uomini formalizzano i loro modelli derivanti dalle loro esperienze di vita, il secondo, quello dove si applicano le leggi della scienza(fisica, chimica, economia, statistica,ecc), il terzo dove si verifica l’informazione e si formalizza rigorosamente la realtà dei fatti ed il quarto dove si misurano gli effetti qualitativi e quantitativi delle “soluzioni sostenibili”(prodotti offerti e/o utilizzati) in grado di soddisfare le esigenze del/i consumatore/i in termini di funzioni, qualità/prezzi,costi/benefici/rischi e disponibilità nel tempo richiesto. Nel Salento, dove la natura si è data con grande generosità, la distanza tra questi mondi risulta ancora più evidente che altrove. Un territorio come questo, in cui i quattro elementi di Empedocle: terra, aria, acqua e fuoco si fondono in proporzioni mirabili, meriterebbe di essere religiosamente protetto e valorizzato, non dico facendone un santuario, ma almeno salvandolo dalla miopia di chi irresponsabilmente ne ha fatto e continua a farne scempio. In che modo? Soprattutto favorendo la cultura dello sviluppo sostenibile focalizzata sinergicamente e concretamente sui fattori tecnologici,economici ed ambientali in senso lato, dove siano considerati e valorizzati tutti gli aspetti reali e concreti che contribuiscono a migliorare la qualità della vita dei cittadini e delle imprese. Purtroppo, ciò che ho ripetutamente constatato in questi ultimi anni sembra andare in direzione opposta. Ogni giorno nuove ferite vengono aperte in questo meraviglioso Salento, ad opera di poche persone ed organizzazioni irrazionali, incapaci e rapaci che lo sfruttano senza ritegno, indisturbate, vanificando ogni progetto di sviluppo. E a volte accade che proprio quando, in apparenza, sembrano emergere maggiore attenzione e sensibilità, si creano ad arte allarmi ingiustificati il cui solo scopo è di distogliere l’attenzione da chi opera nell’ombra perseguendo i propri inconfessabili interessi. In questi casi si realizza una saldatura, tra un “Ambientalismo Talebano” ed alcuni poteri che traggono ciascuno vantaggi dal pericolo evocato e dai “Falsi Allarmismi”propinati. E l’ambiente? Ridotto a mero strumento di soldi e potere di una ristretta casta.

Vander Tumiatti esperto UNEP (United Nations Environment Program-Ginevra) ,Ass. Secretary IEC (International Electrotechnical Commission- Ginevra), Imprenditore e Fondatore della Sea Marconi Technologies Italia(www.seamarconi.com).

articolo apparso su Paese Nuovo

mercoledì 20 aprile 2011

Effetto Serra e opportunità di sviluppo sostenibile di Vander Tumiatti












Com’è noto, il ciclo del Carbonio e le emissioni di CO2 rappresentano una metafora sintomatica della vita dell’uomo, della sua storia e della sua evoluzione nel XXI secolo. All’attuale scenario antropogenico del “Pianeta Terra”, caratterizzato dalle attività di più di 6 miliardi di abitanti, sono correlate le conversioni delle matrici carboniose (come i combustibili solidi, liquidi e gassosi) e le equivalenti emissioni nell’atmosfera di circa 5,5 Gigatonnellate/anno di Carbonio (United Nations Environment Programme - UNEP - 2009). Sappiamo che ad ogni attivitŕ umana corrisponde una “Impronta di Carbonio” (Carbon Footprint), misurabile in unità di Kg di CO2 equivalente (CO2e). La CO2 è l’unità di misura adottata dagli Organismi Internazionali per valutare gli effetti climatici, noti come “Effetto Serra”, quantificando cosě il loro potenziale contributo al riscaldamento globale del Pianeta Terra - GWP (Global Warming Potential). L’aumento della temperatura media innesca fenomeni come la siccità ed estesi incendi, gli eventi climatici estremi provocano anche instabilità nei mercati e indisponibilità delle materie prime alimentari, con immediate ripercussioni globali. Gli esperti di fenomeni climatici globali disegnano uno scenario impressionante, che include la perdita fino all’80% della foresta amazzonica, l’innalzamento del livello dei mari, il drammatico aumento di fame e sete nel mondo. Per mitigare queste criticità è prioritario introdurre nuove generazioni di impianti di conversione delle matrici carboniose che riducano progressivamente l’impatto globale della CO2, e delle sostanze tossiche persistenti correlate. La progressiva riduzione delle emissioni si realizza con “Politiche di Sviluppo Sostenibile Globale” che incentivino l’ideazione, la progettazione, la costruzione e la gestione di nuovi processi di conversione efficienti, altamente integrati, compatti e flessibili. Questi impianti consentono di realizzare la conversione primaria della matrice carboniosa iniziale, con alta resa energetica, basso impatto ambientale e limitate emissioni, fino a determinare bilanci classificabili a “CO2 neutrale”. Si possono quindi realizzare delle sorprendenti condizioni di conversione con “CO2 Negativa”, nel caso dei processi di pirolisi di biomasse primarie e/o residuali, e l’utilizzo del carbone vegetale prodotto (biochar) come ammendante (una tantum) dei terreni agricoli ed in grado di intensificare (per decenni) le rese agricole con aumenti fino ad oltre il 20% annuo e realizzare il sequestro perenne del carbonio, fino a 3Kg di CO2 per Kg di biochar, (www.biochar.org). Produzioni locali di “Filiera Corta”, con colture dedicate ed ad alta resa, possono realizzare la produzione ecosostenibile di biomasse primarie per ricavare materie prime biogeniche, principi attivi ed essenze per l’industria (tessile, chimica, farmaceutica, alimentare, ecc.), produrre bioenergia e consentire la fitodepurazione dei terreni contaminati (es. nelle aree dismesse). Analogamente è possibile valorizzare decine di milioni di tonnellate/anno delle tradizionali biomasse residuali dell’agricoltura (es. sfalci di potatura dell’ulivo, della vite; lolla di riso, pula di grano, paglie in genere, ecc.) evitando che divengano fonte di inquinamento atmosferico attraverso la loro combustione incontrollata nei campi. La valorizzazione dei terreni agricoli marginali, normalmente incolti, si può ottenere ad esempio con la coltivazione di canna comune (Arundo Donax) la quale ha un’alta produttività (36,8 tonnellate e più per ettaro/anno di sostanza secca, con potere calorifico di circa 18.000 KJoule/Kg), associata a bassi costi di produzione, nessun fertilizzante, poca irrigazione, pochissima manodopera. I vantaggi di questa coltivazione sono evidenti, con coperture pluriennali garantite ed indicizzate agli indici internazionali del petrolio e gas (es. fino a 50 Euro per tonnellata pari a 1.800 Euro/ettaro l’anno). Settori tradizionalmente in crisi, come quello agricolo, potrebbero cosě tornare a produrre ricchezza e nuove opportunità di lavoro locale, nel rispetto del paesaggio e del territorio, migliorando la qualità di vita delle popolazioni e dell’ambiente. Tecnologie innovative, “Zero Emissioni”, sono in corso di ricerca e sviluppo per la conversione fotochimica della “CO2 e di altri microelementi residuali” in biomassa algale ad alta resa (prospettive di incremento della produzione, per ettaro equivalente, fino a 50 volte superiore rispetto alle altre tradizionali produzioni). (nota m) Nello scenario futuro un ruolo importante sarà svolto dalla cogenerazione decentrata CHP (fino ad 1000 KWe elettrici + termici) in grado di fornire differenti soluzioni tecnologiche per l'efficiente conversione bioenergetica delle biomasse e di garantire produzioni di energia con disponibilitŕ operativa di almeno 7.500,00 ore/anno: 1- ORC (Oil Rankine Cycle) basata sulla combustione diretta delle biomasse in una caldaia dedicata accoppiata ad una turbina a vapore in grado di fornire rese elettriche tipiche del 16-18% (costo di investimento: circa 6.000,00 /KWe); 2- Piro- Gassificazione Flessibile & Catalitica, in condizione iperdinamica (in fase di industrializzazione) accoppiata ad un motore endotermico a gas, in cui le rese elettriche salgono fino al 27-28% (obiettivo di costo investimento di circa 3.500,00 euro/KWe); 3- MMA-SOFC (Molten Metal Anode - Solide Oxide Fuel Cell), dove la resa elettrica potrà arrivare fino ad oltre il 50% (in fase di R&S, con obiettivo di costo di investimento di circa 2.500,00 euro/KWe).

contributo apparso sul sito di Confindustria Lecce

martedì 19 aprile 2011

Sea Marconi: il laboratorio analisi

Il nuovo laboratorio, situato in un’ala dell’edificio in via Ungheria 20 a Collegno (Torino, Italia), è tra i più attrezzati ed innovativi al mondo nel suo settore, effettua annualmente circa 50.000 prove su 10.000 campioni, che confluiscono nella più grande Banca Dati Analitica indipendente a livello internazionale.
La professionalità e l'elevata competenza tecnica del laboratorio Sea Marconi sono state riconosciute con la consegna, nel marzo 2009, del certificato di accreditamento SINAL (vedi elenco delle prove accreditate sul sito web SINAL).

Avendo sottoscritto le convenzioni SINAL e ILAC (International Laboratory Accreditation Cooperation), il laboratorio Sea Marconi emetterà rapporti di prova, relativi alle prove accreditate, con validità dell'accreditamento in tutte le nazioni che partecipano al mutuo riconoscimento degli organismi di accreditamento (vedi elenco), quindi tutte le nazioni europee e la maggior parte di quelle mondiali.

Il laboratorio analisi e ricerca Sea Marconi dispone di avanzata strumentazione tra cui gascromatografia ad alta risoluzione, spettrometria di massa, cromatografia liquida, spettrometria infrarossa, spettrometria al plasma, contatori di particelle, ecc. (HRGC-ECD; HRGC-MS; HRGC-AED; HPLC; ICP; IRFT; ecc.)

sabato 16 aprile 2011

La qualtià Sea Marconi




Attualmente l’azienda è certificata UNI EN ISO 9001:2000. Oggi le esigenze del Mercato impongono un cambiamento di rotta rispetto al semplice impegno e alla buona volontà nella gestione dell’organizzazione aziendale. Sea Marconi pianifica ed attua in modo continuo l'introduzione di nuovi ed innovativi processi attraverso un rapporto di collaborazione costante con i Clienti.

La formazione e l’aggiornamento continui del personale, la rispondenza a norme, procedure e istruzioni operative rispecchiano la volontà di innalzare giorno dopo giorno la qualità del servizio erogato e fornire sempre la soluzione ottimale alle problematiche dei Clienti. La competenza tecnica e la professionalità, unite alla massima disponibilità del personale Sea Marconi sono interamente dedicate al supporto del Cliente perché possa acquisire tutte le informazioni necessarie per le proprie scelte operative. L’applicazione dei requisiti della Qualità, all’interno della Sea Marconi significa operare con spirito di innovazione, anticipare le tendenze del mercato per superare le aspettative di ogni singolo Cliente in modo tale che egli stesso, in primo luogo, possa centrare pienamente i propri obiettivi.

venerdì 15 aprile 2011

Il personale di Sea Marconi








Il successo della Sea Marconi è dovuto innanzitutto al suo personale e al forte senso di squadra maturato al suo interno. Ogni elemento del team apporta il proprio contributo ed ha concretamente la possibilità di fare la differenza, integrando le proprie competenze con quelle degli altri per il raggiungimento ed il superamento degli obiettivi aziendali. Il Team Sea Marconi è formato da personale con spiccate capacità individuali che con passione ed onestà ha sposato i valori e gli ideali aziendali: uomini e donne che costantemente accrescono la loro professionalità e competenza grazie a percorsi formativi ed esperienze di alto livello, trasformando gli obiettivi aziendali in sfide personali. Il punto di forza delle risorse umane che operano in questa azienda è senz’altro l’interdisciplinarità, nello stesso team si confrontano individui che primeggiano in varie discipline: chimica analitica ed organica, ingegneria meccanica, ingegneria elettronica, business management. Questo clima di fiducia reciproca, condivisione di idee, di informazioni e di motivazioni voluto dai vertici aziendali determina la spinta all’innovazione e al continuo miglioramento nelle soluzioni proposte al mercato. Il sempre maggiore consenso che la Sea Marconi ottiene dalla sua clientela si fonda sulla capacità del nostro personale di ascoltare attentamente ogni Cliente, di proporgli la soluzione più appropriata alle sue esigenze e di portarla a termine per sorprenderlo positivamente. I responsabili tecnici Sea Marconi fanno parte dei più importanti organismi di normazione nazionali ed internazionali quali il Comitato Elettrotecnico Internazionale (IEC), Europeo (CEN), Italiano (CEI), e del Comitato Internazionale delle Grandi Risorse Elettriche (CIGRE);questo ruolo garantisce ai Clienti il miglior servizio disponibile sul mercato e soluzioni basate sullo “Stato dell’arte” tecnico e normativo.

giovedì 14 aprile 2011

I clienti di Sea Marconi



















Sea Marconi attualmente offre prodotti, servizi e soluzioni a circa 3000 Clienti in tutti i settori dell’industria, dei servizi e dell’energia operando in 15 paesi grazie al rapporto di fiducia e trasparenza che negli anni ha saputo conquistare e mantenere. Per questo motivo il rapporto tra la Società ed i suoi Clienti si è trasformato da una semplice richiesta di fornitura a vera e propria partnership strategica con aziende come Enel, Terna, Acea (Roma), Arsenale della Marina Militare, Eni, Saras, EDF - Francia, The National Grid Company - U.K., Transba - Argentina ecc. Nel settore degli apparecchi elettrici e liquidi isolanti, Sea Marconi realizza servizi di analisi e diagnostica tecnica svolgendo oltre 50.000 prove l’anno, mentre il servizio operativo di decontaminazione vanta interventi di successo “on-site a ciclo chiuso” su migliaia di trasformatori

martedì 12 aprile 2011

Intervista a Vander Tumiatti di Sea Marconi Technologies a Salento 2010 (Salento web Tv)



La Puglia ed in particolare il Salento è una terra molto fertile che ha mille potenzialità per lo sviluppo tecnologico. Se ne è parlato in un incontro organizzato presso le Officine Cantelmo, dal titolo "Salento 2010 Convergenze possibili". Tra i nomi importanti che hanno partecipato al forum delle progettualità c'è stato il leader del gruppo Sea Marconi di Torino, Vander Tumiatti. La sua azienda è leader a livello internazionale per la fornitura di servizi e prodotti per la gestione di parchi macchine elettriche e molto attivo anche nel campo dela ricerca.

Intervista a Vander Tumiatti di Sea Marconi Technologies









D - Ci parli delle origini della SEA MARCONI
R - La Sea Marconi nacque a Torino (Italia) il 19 dicembre 1968. C’era bisogno di un nome che fosse facilmente ricordabile ed attribuisse ad un’impresa appena nata un carattere distintivo ed amichevole. Un acronimo però non mi sembrava sufficiente, nonostante avessi già pensato a SEA (Società per l’Elettronica Applicata, e successivamente Sistemi per l’Energia ed Ambiente). Pensai allora di associare a questa sigla, il nome di un personaggio illustre che fosse internazionalmente conosciuto. La scelta ricadde sul Nobel per la fisica Guglielmo Marconi, che mi ha sempre affascinato per essere stato un eccellente scienziato, un imprenditore, un pioniere italiano fuori dai canoni accademici ed industriali classici ed uno sperimentatore capace di tradurre le sue brillanti idee in innovazioni universalmente impiegate. Paradossalmente, fu proprio la sua ignoranza accademica a portarlo a realizzare ciò che la scienza ufficiale riteneva impossibile: nel 1895 trasmise attraverso l’etere segnali ed informazioni con onde elettromagnetiche (secondo gli studi dell’epoca era infatti impossibile superare gli ostacoli naturali). Marconi ignorò quegli studi ed ebbe ragione, riuscì a dimostrare e realizzare le sue idee, a creare su di esse un impero industriale e scolpire un segno indelebile nella storia scientifica ed industriale dell’umanità.
Marconi, quindi, poteva essere la giusta “stella” per guidare un giovanissimo imprenditore di 22 anni sicuramente dotato di idee, di passione, e di determinazione.
SEA MARCONI dunque, un nome facile da ricordare, con capacità innovativa e visione internazionale, proprio come il suo ideale ispiratore.
D - Di cosa si occupava inizialmente la Sea Marconi? Può ripercorrerne le tappe fondamentali?
R - Inizialmente la Sea Marconi realizzava impianti di protezione elettrica e di messa a terra, parallelamente si occupava di protezione dei trasformatori elettrici e dei fluidi isolanti. La prima “idea” che diede luce alla Sea Marconi di oggi prese vita parlando con un cliente di Collegno (Torino, Italia) che mi domandò chi poteva “chimiché” (termine piemontese – trattare chimicamente) l’olio contenuto nei suoi trasformatori elettrici sovraccaricati. In effetti l’esigenza era condivisa anche da altri clienti, perché alla fine degli anni ’60, l’epoca del boom economico italiano, la domanda di energia cresceva costantemente, la ridotta dimensione delle cabine elettriche non consentiva di aggiungere altre apparecchiature, di conseguenza i trasformatori in uso erano sempre impiegati al massimo carico. La nascente esigenza di analizzare gli oli non trovava risposta nelle pratiche manutentive del tempo, io non conoscevo il settore, che all’epoca praticamente non esisteva; decisi allora di approfondire l’argomento. A Milano comprai le norme CEI, mi attrezzai per effettuare la misura della tensione di scarica costruendo personalmente uno spinterometro e, in un secondo momento, offrii anche la misura dell’acidità. Si stava creando un nuovo mercato, una prospettiva diversa e un’opportunità per archiviare e popolare quella che oggi risulta essere la più grande base dati indipendente del settore. Nel corso degli anni, la parte di protezione elettrica progressivamente diminuì, l’azienda cominciò ad occuparsi sempre di più di chimica, spinta anche dalla domanda di protezione ambientale che generò nel 1976 le Direttive Europee sui PCB.
Lo stesso anno, precisamente il 10 luglio 1976, 40.000 persone circa furono evacuate a causa del tristemente famoso disastro ambientale, il “Caso della Diossina di Seveso”. Si trattò del più grave caso mondiale di contaminazione della 2,3,7,8-TCDD (“Diossina di Seveso”), causato dallo scoppio di un reattore presso il settore A101-Reparto B dello stabilimento chimico dell’Icmesa spa di Meda (Milano, Italia).
Nel dicembre del 1982 ricevemmo da parte del Senatore Luigi Noè, responsabile dell’Ufficio Speciale di Seveso – Regione Lombardia, un invito a presentare una proposta per detossificare la tetraclorodibenzoparadiossina (2,3,7,8-TCDD). Valutammo attentamente le implicazioni tecnico-scientifiche e politiche della richiesta e decidemmo di raccogliere la sfida. Dopo poco ricevemmo i primi successi in laboratorio, che lasciavano ben sperare per le applicazioni specifiche sulla diossina. Quell’avvenimento ci diede la possibilità di misurarci su nuovi fronti e soprattutto di fornire soluzioni concrete a problemi molto sentiti dall’opinione pubblica, incoraggiandoci a proseguire in quella direzione. La nascita di CDP Process®, impiegato per la dealogenazione e detossificazione dei PCB negli oli contenuti nei trasformatori, unito al servizio di copertura diagnostica del parco trasformatori, ampliarono sensibilmente la richiesta dei nostri servizi. Nel 1992 nasce la Sea Marconi Envirotech Italia srl (Lecce), per fornire risposte efficaci ai Clienti del Centro-Sud Italia. Ritengo delle tappe fondamentali i successi ottenuti all’estero: nel 1996 grazie a Sea Marconi, Cipro viene dichiarato primo Paese “PCB Free”, nel 1999 Sea Marconi inizia la fornitura alla National Grid (Inghilterra); comincia ad avverarsi il nostro desiderio di darci una prospettiva Europea ed internazionale. Nel 2001 nasce la Sea Marconi France sarl, per essere presenti direttamente sul mercato Francese, nel 2002 nasce la Sea Marconi Energia y Medioambiente sl per soddisfare il mercato spagnolo. Infine, nel 2004 nasce la Sea Marconi Latino Americana sa a Buenos Aires (Argentina).
L’esperienza acquisita, unita al costante impegno nella ricerca e nell’innovazione ci ha permesso di coordinare un gruppo di 11 partner europei per il progetto di ricerca europeo Haloclean® (1999). Si tratta di un processo termo-chimico che, attraverso una pirolisi controllata (processo di ossidazione termica in assenza di ossigeno) a bassa temperatura, consente di recuperare metalli nobili ed ottenere risorse riutilizzabili da rifiuti elettronici o da materiali polimerici. Tuttavia, sono convinto che la vera “Mission” del progetto Haloclean è la produzione di energia pulita da biomasse residuali, fonti rinnovabili e la valorizzazione di materiali diversi (polimerici, biologici, ecc).
D - Quali difficoltà ha incontrato l’azienda e come sono state superate?
R - Gli inizi (anni 1969-1973) sono stati i più difficili e duri, le rivolte sindacali, la guerra in Medio Oriente e la prima crisi petrolifera hanno causato il radicale cambiamento dello scenario Italiano e di quello Internazionale. Una componente aggiuntiva era l’inesperienza, perché non ero ben organizzato per fare impresa e non avevo la tranquillità economica per tirare il fiato. Secondo me un imprenditore deve far leva su tre fattori critici propri: prima di tutto una solida idea imprenditoriale, una smisurata passione per il proprio lavoro e senz’altro serve coraggio, cioè la capacità di prendere rischi, e di realizzare il progetto previsto.
Certo, è necessaria anche la fortuna, perché spesso accadono delle cose che vanno al di là del tuo volere e del tuo potere. Io ho iniziato nel periodo del boom economico (1968), e subito dopo ci sono stati lo sboom dell’autunno caldo e la crisi del petrolio (1973). Poi, nel 1987 ho ristrutturato l’azienda, ho abbandonato il settore delle protezioni elettriche, e ci siamo focalizzati su nuovi prodotti e nuovi mercati.
La difficoltà, le delusioni, sono state superate sempre, con l’aiuto delle tantissime soddisfazioni che la famiglia, mia moglie Graziella Gardini, le mie figlie Cristina e Michela, l’azienda e le persone che ci lavorano mi hanno regalato.
Ricordo con grande emozione la scoperta e la validazione in situ di “CDP Process®” per la decontaminazione e detossificazione chimica della “Diossina di Seveso” (1982). Gli esperimenti furono condotti presso il Centro Comune di Ricerca Europeo di Ispra (CCR) coordinati dal prof. Sergio Facchetti ed in collaborazione con l’Università di Torino (prof. Pietro Tundo), tentando dove mai nessuno era riuscito; gli esiti si rilevarono un successo assoluto a livello mondiale. La scoperta diede visibilità a Sea Marconi anche sugli organi di stampa e rafforzò la convinzione di potersi cimentare anche in ambiti diversi da quelli affrontati fino a quel momento.
Le altre soddisfazioni che ci hanno aiutato a superare i momenti difficili sono state per esempio il vedere che molte persone sono cresciute in una nicchia di mercato che 38 anni fa non c’era ed oggi è diventata una realtà, oppure i sorprendenti riconoscimenti, i risultati già ottenuti dal progetto Haloclean o, ancora, creare un nuovo prodotto che incontra favore sul mercato, cioè il piacere che la tua idea venga condivisa.
D - La SEA MARCONI, da un punto di vista dell’età media dei dipendenti, è senza dubbio un’azienda molto giovane (in media 35 anni), che consigli si sente di dare a chi con impegno e dedizione ha sposato la sua causa ed oggi fa parte del suo staff?
R - Devo dire che la mia è stata una decisione responsabile, ho scelto il mio lavoro e ne sono pienamente soddisfatto. Le leve che dovrebbero toccare tutte le persone, indipendentemente dal proprio ruolo, sono la voglia di misurarsi con sé stessi e con gli altri, la passione di far bene, di superarsi e migliorare costantemente.
D - Quali sono le colonne su cui si regge l’azienda oggi rispetto a 38 anni fa?
R - Senza dubbio le Risorse umane, cioè le donne e gli uomini che rappresentano la parte strategica del futuro, che non dipende più da una sola persona, ma da un Team di Lavoro, dalla capacità di creare nuove idee e di condividere una visione comune, dalla passione, dalla determinazione nel raggiungere i risultati prefissati.
In fin dei conti, però, un’organizzazione più o meno grande si misura con il successo dell’azienda, con il raggiungimento di un obiettivo condiviso. Oggi domina una scrupolosa cura degli aspetti legati alla Qualità in azienda, vista come valore e forza comune; apprezzo l’attenzione e l’impegno rivolti alla sicurezza sul lavoro; giudico positivamente la sensibilità ed insieme la maturità con cui i miei collaboratori affrontano le tematiche ambientali. Collaboro quotidianamente con una nuova generazione di persone, più aggressiva, più adatta alle sfide di oggi. Molti sono diventati genitori da poco, di conseguenza sentono il dovere e la responsabilità di garantire ai propri figli un futuro migliore, e la responsabilità di essere protagonisti del processo di rinnovamento costante verso lo Sviluppo Sostenibile perché “Noi siamo il prodotto dell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo”.
D - Quali caratteristiche dovrebbe avere la sua azienda ideale e cosa manca alla Sea Marconi per esserlo?
R - Fino ad oggi è stato fatto molto ma ci sono ancora ampi margini di miglioramento.
Occorre pensare che ogni paese è il nostro mercato, ragionare secondo le esigenze e le opportunità di quel mercato. Occorre aumentare ancora i volumi di servizi ed i prodotti offerti, per fare in modo che in ogni paese ci sia una “soluzione” Sea Marconi. Bisogna sempre sfidare noi stessi ed essere meno innamorati di ciò che di bello abbiamo fatto fino ad oggi, ma stimolati dalle opportunità del domani. Mancano ancora le soddisfazioni che sicuramente ci regalerà il progetto Haloclean BTEX, Biomasses to Energy eXperience, “x” vista non come mistero ma come moltiplicatore di applicazioni in questo settore. Le prime fasi del progetto sono molto incoraggianti, ma aspetto con ansia che si concretizzino anche attraverso le importanti sinergie ottenute dall’accordo di cooperazione quinquennale con il più qualificato e grande Istituto di Ricerca Europeo (3.500 persone) FZK (Forschungszentrum Karlsruhe).